PUNTI DI VISTA
Taranto «nazzica» ma non cade mai
E sotto i cappucci il futuro della città
La Settimana Santa, a Taranto, è attesa. La fusione tra la religiosità popolare e quella delle chiese è profonda e partecipata. Sincera. Emozionante. Da qualche tempo ha preso nuovo slancio, virtuoso, abbandonando certi equivoci del passato. Nei riti della Settimana Santa, si muove la città. I problemi? Per loro servirà un periodo diverso. Certo non quello che prepara alla Processione del Venerdì Santo. Sotto l’abito dei Perdoni, quest’anno, ci sarà una parte della futura classe dirigente della città che fu di Archita. Alcuni di quei piedi scalzi che cammineranno su basolato e asfalto, ondeggiando al ritmo della risacca insieme alle statue che rappresentano la passione e la morte di Cristo, apparterranno a individui che, tra meno di sessanta giorni, saranno gravati da ben altre responsabilità.
Osservino costoro, per la luce che passa dai ristrettissimi forellini che il cappuccio bianco consente agli occhi, le migliaia di persone che lascia a loro libero il passaggio. Quella è la gente. La famosa gente per la quale ogni politico dice di spendersi, di dannarsi, di sacrificarsi. Quella è. Quella che accumula i rifiuti negli angoli delle periferie dei quartieri a rischio sociale e si commuove al passaggio della Madonna in lutto. Quella che mal sopporta ogni regola e asciuga le lacrime ai tre colpi che permettono di aprire le porte della chiesa del Carmine. Quella malmostosa e devota al contempo. Perché i riti della Settimana Santa di Taranto sono davvero popolari, nell’accezione più nobile e affettuosa del termine. Appartengono a tutti, proprio come dovrebbe essere la gestione di una città: mai di un uomo solo al comando, ma di ogni cittadino. Lo so: è difficile accogliere certe bizzarrie e certi estremi.
Taranto non è una città di facile interpretazione. Logora pazienze poco allenate, visto che risulta fallimentare cercare di aggiogarne la particolarità a vincoli di esclusivo buon senso. Io sono un paesano di lungo corso, eppure tante volte sono rimasto sorpreso da certi comportamenti. Il più delle volte edificanti e ammirevoli, pur nella loro originalità. Fidatevi, evitandomi di sfociare nell’aneddotica. Goda, allora, Taranto di questi giorni; apprezzi il ritorno dei tanti assenti giustificati dal lavoro, dalle imprese e dalla vita. Si pregi dei sapori della gastronomia riservata alla Settimana Santa, si stupisca della nuova vita che arriva dalla Resurrezione. Perché Taranto rinasce con i Riti e rinascerà dalle urne, a breve. Così come insegnano i Perdoni: passo dopo passo. Nazzicando, è vero, ma non cadendo mai.