PUNTI DI VISTA

La caccia ai pacchi di voti che valgono qualche seggio

giuse alemanno

Anche il «brutto» va alle urne e tutto fa numero

L’approssimarsi di scadenze elettorali attiva la ricerca dei detentori di pacchetti di voti. Un tempo era facile individuarli: medici di famiglia, parroci, politici sorpassati, imbrattacarte, mascalzoni (gli unici che hanno resistito all’usura del tempo). Oggi è più complicato. Assenteismo e rinuncia al voto obbligano ogni candidato a rimodulare l’intercettazione del consenso. Che non è più come una volta! Per niente! Un riferimento importante, per esempio, è rappresentato dall’efficacia innovativa della campagna elettorale che portò al successo Nichi Vendola nel 2005, ideata da Alessandro Piva, il regista de «La capa gira». Ma sono passati già venti anni da allora! Andranno a votare ragazzi che nel 2005 non erano ancora nati. Una generazione che è cresciuta con internet, con i social, con gli influencer, con i reels, con Tik Tok.

Nel 2025, quindi, indirizzerà il voto più l’impiegato del Caf che aiuta a compilare il 730, o il tizio che vende automobili improbabili e scaglia verso il cielo una pala gialla, minacciando di spremere come un limone chissà chi? L’infermiere che viene a far prelievi in casa o quel tale che vende televisori mortificando Faccia verdee ridendo a scatti? L’impiegato che velocizza quella annosa pratica familiare, o il signore che smercia orologi di primo polso indossando capi sopravvissuti a un frontale con una tavolozza di colori pastello? Chi si dovesse candidare per vincere, farebbe bene a stare attento a questi fenomeni. La banalizzazione della quotidianità e l’esondato cattivo gusto hanno conseguenze che non possono essere ignorate.

Il brutto vota.

E il voto di chi segue le avventure della ragazza orientale in vena di sporchezze con azzurro principesso, vale quanto quello di chi conosce Sofocle a memoria. Chi, invece, dovesse candidarsi solo per manifestare la propria esistenza in politica, può anche progettare di splendere, può paparisciarsi nei distinguo, può scegliere da chi essere votato. Un corpo elettorale di decine di migliaia di elettori, come quelli che hanno votato a Taranto nell’ultima competizione, permette leziosità solo ai perdenti. L’agire politico per vincere, in tempo di elezioni, è pulp. Come i film di Quentin Tarantino, nato a Knoxville, nel Tennessee. Che non è da queste parti. Ma è come se lo fosse.

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