PUNTI DI VISTA

L’8 marzo di Matera e le gesta delle donne

Mariateresa Cascino

Processioni di Madonne, mostre d’arte al femminile, ingressi gratuiti ai musei, performance teatrali, convegni autocelebrativi, il tutto addolcito da iconiche torte mimosa offerte per omaggiare il gentil sesso.

Sono fiorite come sgargianti mimose le iniziative di ieri, 8 marzo, dedicate alla Festa della Donna. Nella città dei Sassi e nei borghi di provincia, le consuete ricorrenze hanno colorato di giallo il weekend di inizio primavera edulcorando con un tocco di retorica zuccherosa l’esibizione dei buoni sentimenti. Processioni di Madonne, mostre d’arte al femminile, ingressi gratuiti ai musei, performance teatrali, convegni autocelebrativi, il tutto addolcito da iconiche torte mimosa offerte per omaggiare il gentil sesso. Pensando alle origini di questa celebrazione, tuttavia non ci sarebbe molto da festeggiare. Tra falsi storici, lotte socialiste e tragedie reali, la verità è che le donne, qui come altrove, non se la passano bene.

Oggi, 9 marzo, giorno successivo alle celebrazioni della Giornata Internazionale della Donna, abbiamo raggiunto qualcosa in più? Ci bastano davvero un rametto di mimosa e qualche esibizione che prolungano il carnevale e avvicinano alla Quaresima perpetuando gli stereotipi di genere in un festival dell’ipocrisia? Certo, riflettere e sensibilizzare sul tema è fondamentale, ma a che serve se continuano ad arrivare sportellate in faccia nonostante le mobilitazioni, gli eventi, i flash mob, i convegni? Leggendo i dati Istat sul divario di genere nelle retribuzioni, le lucane, nonostante siano più preparate e istruite, lavorano meno ore, sono più povere e guadagnano il 10% in meno rispetto agli uomini. Con il segno più anche la tendenza dei reati di violenza di genere, sia tra maggiorenni, sia tra minorenni, insieme agli atti persecutori e ai maltrattamenti nelle famiglie lucane.

Da ponente a levante, l’ombra scura del patriarcato più tossico e bullo oscura il mondo e occupa il soffitto di cristallo, mentre a suon di bombe e disinformazione stordisce il pianeta in una lotta divisiva in cui perdiamo tutti. Pure in città, in vista delle elezioni amministrative, si continuano ad ascoltare e proporre solo voci e volti maschili su candidature e temi di rilevanza strategica per il futuro. Ma come può emanciparsi una comunità se una schiera testosteronica propone solo sguardi e figure maschili, espressione stessa di un’eredità disabilitante? Nella distopia totale di questi tempi, assistiamo pure a caricature del mascolino, finte paladine dei diritti e false femministe che non portano istanze di equità e non ribilanciano i privilegi. Invece, le uniche cose che da celebrare sono le gesta delle donne che hanno la pazienza di sopportare un mondo affetto dalla millenaria dittatura gerarchico-patriarcale e che usano l’ascensore per far salire le altre. Insieme a loro anche gli uomini che lottano con azioni concrete, riuscendo a far fiorire e spargere uguaglianza e parità e non più solo mimose.

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