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«Minima e gentile come Fragagnano»

«Minima e gentile come Fragagnano»

Sopra una collina di 123 metri la cittadina, dispiegata attorno alla cupola della sua chiesa matrice, culla le schiere di vigneti di Primitivo

04 Settembre 2022

Omar Di Monopoli

Il sole cala in fasci di pulviscolo danzante tra le fronde verdi e argentee degli ulivi. Sono i dorati contrafforti di un paesaggio che respira piano, lentamente, come un bimbo assopito sul grembo della propria madre. Sopra una collina di 123 metri la piccola Fragagnano, dispiegata attorno alla cupola della sua chiesa matrice, culla le schiere di vigneti di Primitivo, la platea di ulivi secolari e un minuto ma fiorente ramo di lago, facendoli sbocciare a valle in un silenzio che sa di sonno antico, di quiete primordiale.

Qui, sui clivi del borgo, i millenni hanno conosciuto insediamenti neolitici, il culto ellenistico di Sofia, la Sapienza personificata, e quello orientale (forse importato da coloni albanesi) di Santa Venera martire, predicatrice protocristiana, raminga per i casali italici del sud. Poco più giù, invece, i Romani stanziavano con le loro cavalcature nei pressi dell’ultimo tratto della Via Appia, la strada che univa Taranto a Brindisi. A uno di loro, il gentile eponimo Freganius, fu concesso il primo dominio di queste contrade, che ora digradano armonicamente verso un invaso d’acqua artificiale, il Pappadai, abitato da una vegetazione e una fauna tipiche di un incanto lacustre naturale.

È per questa somma di magiche minuzie che Fragagnano mostra di possedere un cuore gentile. Come l’animo del cavaliere combattente Erard de Nanteuil, che ne divenne barone nel XIII sec. per volere di Carlo I d’Angiò. Nel 1266 il prode guerriero lottò contro i fedeli di re Manfredi nella battaglia di Benevento per dare al reale francese la corona del Regno di Sicilia. Di tanto prodigarsi ricevette merito proprio attraverso il baronato. E Fragagnano restò gentile anche nei secoli a venire, con l’edificazione di pregevoli chiese e ben due palazzi nobiliari. Dedicata a Santissima Maria Immacolata, la chiesa principale reca in un cartiglio interno la data del 1774, pur essendo sorta su un precedente tempio del XV sec., a cui già era annesso il retrostante Oratorio. Nell’anno indicato fu costruito anche il campanile, che completa il profilo architettonico della chiesa, facendo il paio con il piccolo campanile a vela cinquecentesco, posto sul lato nord della cupola. All’interno, desta meraviglia la zona presbiteriale, affrescata ai primi del ‘900 con figure di angeli ed evangelisti. Nella stessa area sono venuti alla luce dipinti precedenti, di fattura settecentesca, raffiguranti episodi delle vite di San Francesco d’Assisi e di Sant’Antonio di Padova. Di quest’ultimo, come del Beato Bartolo Longo, nella chiesa si custodiscono alcune reliquie. Gentile e pacato voglia allora il destino preservare Fragagnano, un pezzo di Puglia minimo, sconosciuto ai più, forse, e per questo prezioso.

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