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«Palmina non si suicidò fu bruciata viva. Ora riaprite il suo caso»

«Palmina non si suicidò fu bruciata viva. Ora riaprite il suo caso»

«Palmina non si suicidò fu bruciata viva. Ora riaprite il suo caso»

 
«Palmina non si suicidò fu bruciata viva. Ora riaprite il suo caso»

Martedì 02 Ottobre 2012, 12:29

03 Febbraio 2016, 01:41

BRINDISI - Palmina Martinelli, a 14 anni bruciata viva a Fasano l’11 novembre 1981, era stata “venduta” da suoi famigliari, senza che lei lo sapesse, per farle esercitare la prostituzione. Lei non volle entrare nel 'girò al quale era stata costretta anche sua sorella e fu uccisa come le prostitute: con alcol e fuoco. Per questa ricostruzione esistono “riscontrati fatti certi” dai quali “deriva senza ombra di dubbio la prova dell’omicidio volontario”: è quanto si sottolinea nella denuncia che una delle sorelle di Palmina, Giacomina Martinelli, ha presentato nei giorni scorsi al procuratore della Repubblica presso il tribunale di Brindisi, Marco Dinapoli, chiedendo che si cerchino “gli autori dell’omicidio doloso”. 

Per l’omicidio di Palmina Martinelli vennero giudicati negli anni Ottanta Giovanni Costantini, che Palmina considerava il suo fidanzato, e il fratellastro di Costantini, Enrico Bernardi, sfruttatore della prostituzione di una delle sorelle di Palmina. Costantini e Bernardi erano stati indicati dalla stessa Palmina come responsabili dell’omicidio: le sue parole sul letto di morte vennero registrate, con l’aiuto dei medici rianimatori, dal magistrato che fu pm del processo in primo grado, Nicola Magrone, e sono state fatte ascoltare in tv di recente nel corso della trasmissione 'Chi l’ha vistò. 

La precisa denuncia di Palmina già 30 anni fa trovò riscontri nelle indagini al punto che finirono sotto processo i dirigenti della caserma che avevano inizialmente attestato che l’11 novembre '81 Costantini, allora militare di leva, era a Mestre: Palmina aveva detto invece che Costantini era a Fasano quell'11 novembre e, sulla base delle sue parole, la polizia scientifica accertò che effettivamente il giovane era stato per un paio di giorni in 'fugà dalla caserma ed era tornato al paese. Tuttavia, la Corte di Cassazione nell’88 assolse con formula piena, e definitivamente, Costantini e Bernardi, stabilendo che Palmina si era data alle fiamme da sé e spingendo l’allora pm Magrone a commentare che Palmina veniva così dì fatto giudicata e 'condannatà come calunniatrice. 

Nella denuncia presentata ora Giacomina Martinelli, assistita dall'avv.Stefano Chiriatti, sottolinea vari aspetti per i quali certamente Palmina è stata uccisa: tra tutti, una perizia che l'anatomopatologo Vittorio Pesce Delfino, docente nell’Università di Bari, ha compiuto utilizzando recenti tecniche di analisi di immagine computerizzata, nel laboratorio della Società Consortile Digamma, sulle ustioni di Palmina. “Il volto di Palmina era protetto - scrive tra l’altro Pesce Delfino – con entrambe le mani prima dello sviluppo della vampata e quindi dell’innesco dell’incendio. L’incendio fu quindi provocato da altri”. 

A Palmina il 23 aprile 2012 il comune di Fasano ha intitolato la piazzetta adiacente il comando di Polizia municipale: 'Largo Palmina Martinelli: vittima della violenza e del degrado sociale, 1967-1981'. La targa toponomastica è stata scoperta dal sindaco, Lello Di Bari, medico che era stato tra i primi soccorritori di Palmina. Alla cerimonia anche i ragazzi dell’associazione antimafia 'Liberà che da qualche anno ha inserito Palmina nell’elenco delle persone vittime di omertà e di mafia. Primi 'risarcimentì questi per Palmina - ha detto Magrone durante la cerimonia – per “l'ingiustizia che le è stata fatta” non credendo alle sue parole.
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