sanità
Puglia, l’azienda non partecipa alla gara e lascia i diabetici senza infusore. La Regione: dovete usarne un altro
Le Asl non possono più acquistare Omnipod per i pazienti ma devono passare al Medtrum. Gli specialisti: sono equivalenti. Le famiglie: non è vero
Da poche settimane le Asl pugliesi possono acquistare i dispositivi per il controllo del diabete utilizzando il nuovo accordo quadro, quello che InnovaPuglia ha definito dopo quasi due anni dalla gara d’appalto. Un’operazione da 130 milioni di euro in quattro anni che dovrebbe mettere ordine in un settore ad alta tecnologia, uno dei tanti in cui la spesa appare fuori controllo.
Si tratta dei dispositivi che vengono forniti ai malati per la rilevazione della glicemia e la somministrazione automatica dell’insulina, sui quali - come spesso accade - le aziende sanitarie procedono in ordine sparso. Ed è proprio quello che sembra accaduto con i microinfusori di ultima generazione, dispositivi ad altissima tecnologia apprezzati in particolare dai pazienti più piccoli perché - automatizzando rilevazione e somministrazione - consentono un sensibile miglioramento della qualità della vita.
Nel 2025 sul mercato è arrivato l’Omnipod 5, prodotto dalla americana Insulet: secondo i dati del ministero della Salute, l’85% della spesa nazionale dello scorso anno per questo dispositivo si è concentrata nella Asl di Brindisi. Ed è curioso che il distributore di questo prodotto non abbia nemmeno partecipato alla gara d’appalto pugliese, vinta - in questa categoria - da un altro prodotto, il Medtrum A8, che gli specialisti ritengono equivalente.
Sulla carta, quindi, le Asl dovrebbero cominciare ad acquistare il nuovo dispositivo. Ma proprio dalla Asl Brindisi è arrivata alla Regione una strana segnalazione in cui si sostiene, tra l’altro, che il Medtrum avrebbe problemi di sicurezza.
Il dipartimento Salute ha quindi affidato un approfondimento all’agenzia Aress, che ha convocato i medici prescrittori della Asl Brindisi al tavolo coordinato dal professor Francesco Giorgino, uno dei massimi esperti italiani del settore. Da questo report, girato nei giorni scorsi a tutte le Asl, emerge non solo che le preoccupazioni circa la sicurezza sono infondate (lo ha certificato il ministero della Salute), ma anche che i due dispositivi sono «sostanzialmente equivalenti». E dunque, conclude il tavolo tecnico, non ci sono «motivi ostativi alla piena esecuzione della gara regionale».
La posizione però non è piaciuta alle famiglie dei pazienti, che stanno protestando: hanno lanciato online una raccolta firme in cui chiedono di garantire la «continuità terapeutica», quindi di poter continuare a utilizzare l’Omnipod 5. Il problema è economico, visto che il costo dell’Omnipod è circa triplo di quello offerto in gara dal concorrente Medtrum. La possibilità di deroga è prevista ma, avverte il professor Giorgino, solo «a fronte di una dettagliata relazione che sostanzi quali caratteristiche della tecnologia in gara non si attagliano al proprio paziente e viceversa quali differenti elementi tecnici della tecnologia “fuori gara” gli garantiscano esiti clinici migliori o migliore qualità di vita, il tutto ovviamente supportato da oggettivi elementi probatori». La scelta è rimessa insomma al medico specialista, che poi dovrà essere autorizzato dalla Asl.
Partito dalla Asl Brindisi, dove è stato registrato un «consumo anomalo» (lo scrive la Regione), l’Omnipod è stato diffusamente utilizzato prima della definizione dell’accordo quadro anche nella Asl di Bari. Ora però non è più possibile. E alle famiglie che protestano, dal dipartimento Salute si chiede di fidarsi: nella nuova gara è infatti prevista la possibilità di provare gratis il nuovo dispositivo per due mesi. «Se non funziona o non è soddisfacente - dicono dalla Regione - potrà essere restituito», ed in quel caso si potrà valutare una soluzione diversa.
Il mistero di questa storia è perché il distributore di Omnipod abbia (legittimamente) deciso di non partecipare alla gara nel suo principale mercato nazionale. Qualche specialista (non brindisino) dice che si tratta di un film già visto. In casi simili è infatti accaduto che un produttore, piuttosto che accordare sconti sulla fornitura, abbia preferito che siano le famiglie a premere sulle Asl per l’acquisto a prezzo pieno. Ma intanto alcune migliaia di pazienti restano sul piede di guerra.