TRANI - Certo che è un bel problema. Una chiesa del XII secolo di proprietà del Comune, da qualche anno in stato di abbandono, concessa qualche mese fa con tanto di autorizzazione ad un imprenditore privato che a spese proprie ne ha curato il restauro e realizzato uno straordinario ristorante. Ora la Curia si accorge ufficialmente dell’operato dell’ammini - strazione comunale, e l’a rc ive s c ovo mons. Giovan Battista Pichierri gliele manda a dire tutte. E lo fa come Veronica, spiazzando la platea mediatica con un comunicato stampa «in merito all'utilizzo, non rispettoso del luogo, della Chiesa di S. Antuono». «Sento il dovere – dice l’arcivescovo testualmente - di fare alcune considerazioni sull'uso della Chiesa di S. Antuono, sollecitato anche dal popolo che ho incontrato durante la visita pastorale nella città. Nella comunità cristiana c'è un certo senso di offesa al loro sentimento religioso oltre che disappunto e sconcerto per l'oltraggio alla storia della nostra comunità ecclesiale. Nella chiesa di S. Antuono (sec. XII) di proprietà dell'ente Comune di Trani, fino a pochi anni fa è stata celebrata la festa religiosa del titolare il 17 gennaio, si sono svolti attività religiose e culturali dei gruppi ecclesiali Agesci, Unitalsi, Aci; e non è stata mai sconsacrata.
A norma dell'art. 831 del Codice Civile le chiese non possono essere sottratte alla loro destinazione, anche per effetto di alienazione finché la destinazione stessa non sia cessata secondo leggi in materia. Ora soltanto l'autorità competente, nel caso particolare l'autorità ecclesiastica, può fare cessare la destinazione. Il diritto di proprietà di una chiesa può consentire l'esercizio di determinate attività qualora non si pongano in contrasto con il fine di culto. L'attuale uso della predetta chiesa oltre che contra legem svilisce il patrimonio culturale-artistico-architettonico e la città di Trani "perla della Puglia" non può tollerare tale umiliazione. Invito pertanto chi di dovere a trovare una soluzione al problema».
Per prima fu proprio la Gazzetta a sollevare il caso: inaugurato il ristorante, qualcuno dalla stessa Curia fece sapere che a sua memoria quella chiesa non era mai stata sconsacrata. Accesa la miccia, sono passati alcuni mesi, e la bomba è esplosa preannunciata da scoppiettii come l’intervento del consigliere comunale De Laurentis, che chiedeva conto della situazione, e dell’ex direttore della biblioteca comunale dott. Mario Schiralli, autore di numerosi scritti sulla storia di Trani. Su questo argomento, sulla mancanza di memoria storica della città, la Gazzetta aveva ospitato recentemente un suo intervento. E ora torna alla carica: «Quelle di mons. Pichierri – dice Schiralli - sono accuse durissime: ribadisce che in quel tempio si sono tenute cerimonie religiose e culturali di vari gruppi, tra cui quelle dell'Unitalsi che ha addirittura un suo importante esponente nella Giunta Comunale. Tutto quanto era stato più volte denunciato, senza trovare una risposta se non in messaggi sibillini e in sberleffi da parte dei responsabili della cosa pubblica, corrisponde dunque a verità. Come è verità che prima della concessione in uso per farne un ristorante, una richiesta di utilizzo della chiesa da parte degli Ortodossi fu rigettata». Tra i due litiganti, il terzo di certo non gode: l’imprenditore che ha rimesso in piedi la struttura come ristorante, Antonio Del Curatolo, pur sentendosi tranquillo della documentazione prodotta per ottenerne la concessione, si trova adesso in balia delle onde. Non commenta ufficialmente la notizia: lo farà, se necessario, attraverso il suo avvocato.
• La fondazione risale al XII secolo
















