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foto d'archivio

MASSIMO BRANCATI

L’ultimo caso in Basilicata ha riguardato un calciatore amatoriale deceduto durante una partita a Vietri di Potenza. Di sport si può anche morire, soprattutto se chi scende in campo non ha il via libera di medici specializzati.
Ad ogni tragedia fa seguito un acceso dibattito sulla necessità di garantire controlli accurati agli sportivi: la legge in materia lascia la responsabilità dell’effettuazione della visita al presidente della società dell’atleta o al presidente del circolo sportivo o della palestra nella quale l’individuo pratica l’attività. Ogni presidente è tenuto ad essere in possesso dei certificati di idoneità di tutti gli atleti, ma molte società sportive o ignorano questo obbligo o lo sottovalutano, non rendendosi conto dell’enorme responsabilità civile e penale che si assumono.

In Basilicata - dove ci sono strutture accreditate in cui sottoporsi ai controlli medici - sta accadendo un fenomeno che preoccupa, quello dell’acquisizione di certificazioni medico sportive di idoneità rese «a domicilio»: si tratta di medici «itineranti», provenienti soprattutto dalla Campania, che effettuano prestazioni negli impianti sportivi frequentati. Si improvvisano laboratori all’interno di garage o locali inadeguati. E capita che gli esami non vengano neppure eseguiti, rilasciando certificazioni fasulle. Quant’anche il check up fosse svolto in maniera regolare, vale la pena ricordare che si tratterebbe comunque di un’operazione da «invalidare». È quanto sottolinea il delegato regionale della Federazione Medico Sportiva Italiana (comitato regionale), Rocco Cantore: «Gli utenti di prestazioni itineranti extraregionali sappiano che un medico specialista accreditato presso regioni limitrofe può rilasciare la certificazione relativa ad attività sportive agonistiche soltanto nella sua struttura accreditata (e cioé nella sua regione e non in Basilicata). Le Regioni accreditano le strutture del medico e non il medico. Pertanto - aggiunge Cantore - è indispensabile l’accreditamento della struttura di quel medico specialista in medicina dello sport da parte della Regione Basilicata». In altre parole, lo sportivo lucano che voglia usufruire di servizi resi da un medico sportivo accreditato presso la Regione Toscana, tanto per fare un esempio, dovrà recarsi presso la sua struttura (presidio) accreditata di Firenze, Pisa o Siena.

Nonostante la visita sia obbligatoria per legge e necessaria per il tesseramento sportivo non tutti gli atleti vengono sottoposti al check up di idoneità. Secondo una recente statistica, in Basilicata l'indice di evasione si attesterebbe intorno al 45%. È su questa percentuale che bisognerebbe lavorare. Ed è sulle società sportive che va fatta un’azione di sensibilizzazione, partendo dal divulgare i riferimenti normativi, nazionali e regionali, che regolano la materia: legge 59/96 della Regione Basilicata («Norme per la tutela sanitaria delle attività sportive»), direttiva 5058 del 1997 (delibera di Giunta regionale), direttiva del 16 aprile 2012 del Dipartimento Salute della Regione, linee guida del Ministero della Salute dell’8 agosto 2014.

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