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«La casa della gioia». Non si tratta dell’ennesima recensione sul celebre romanzo di Edith Wharton che racconta il declino sociale di una giovane donna americana. Bensì di un luogo per orientarsi tra il pieno ed il vuoto dei disturbi alimentari.

Un luogo per l’anima, in cui attraverso una progressiva educazione all’autostima e alla percezione realistica della propria immagine, centinaia di pazienti affetti da anoressia, bulimia nervosa e alimentazione incontrollata, superano il rapporto malato con il cibo ritrovando serenità e gioia di vivere. Non sempre però, è possibile trovarlo nella propria regione. Spesso a volentieri, infatti, si è costretti a macinare centinaia di chilometri per curarsi. Fortunatamente in Basilicata questo luogo esiste. Stiamo parlando del centro di riferimento regionale «Giovanni Gioia» istituito in partenariato con il centro pubblico residenziale di Todi in provincia di Perugia.

Grazie all’impegno, ma soprattutto alla caparbietà dell’ex direttore generale dell’Asp Mario Marra e del compianto sindaco e consigliere provinciale Luigi Viola, la struttura, coordinata dalla dott. Rosa Trabace, opera da ben dieci anni a Chiaromonte, proprio in quel piccolo e pittoresco borgo immerso nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, divenuto famoso ai più per la controversa teoria del «familismo amorale» elaborata negli anni 50 dal sociologo e politologo americano Edward Banfield.

La casa della gioia, è uno spazio alternativo all’ospedale in cui gli ospiti possono vivere un’esperienza di terapia psico-nutrizionale intensiva, accompagnata da un’esperienza di vita ricca e accogliente. Dispone di 20 posti letto in regime residenziale e 10 in regime semiresidenziale. La durata del programma residenziale varia dai tre ai cinque mesi ed è tale da consentire un recupero ponderale e la costruzione di una consapevolezza della patologia che possa essere accettata dal paziente

All’interno della Regione Basilicata, la residenza realizza una rete d’intervento assistenziale per i Dca, quale quella suggerita dalle indicazioni ministeriali, che rimanda all’idea di una vera e propria «presa in carico» del paziente e della sua famiglia. Al Centro Gioia, infatti, oltre all’educazione alimentare e alla psicoterapia, si svolgono molteplici attività come il teatro, la pittura, la musica, l’ippoterapia che stimolano a riscoprire il proprio corpo insegnando a dare e ricevere fiducia, superando il rapporto squilibrato con il cibo e riscoprendo una nuova percezione di sé.

Stando ai dati forniti dalla commissione di studio del Ministero della Sanità, i disturbi alimentari, sono purtroppo in costante aumento e affliggono dieci ragazze per ogni cento d’età compresa tra i 12 e i 25 anni, costituendo la prima causa di morte per malattia. A soffrirne sono in particolare le ragazze, ma il fenomeno, che solo in Italia interessa circa tre milioni di persone, sta coinvolgendo anche i ragazzi, infatti, si conta un maschio ammalato su nove femmine.

Spesso i disturbi alimentari sono considerati solo malattie del corpo, tentando di curarle in ospedale, invece nascondono un malessere dell’anima che va scoperto e superato.

Le cause possono essere molteplici e piuttosto complesse, ma di base, come sottolineano gli esperti, c’è sempre un problema nei rapporti familiari.

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