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Avigliano, «A mio figlio autistico negato centro estivo»: la denuncia di una mamma

Avigliano, «A mio figlio autistico negato centro estivo»: la denuncia di una mamma

«Era stato accettato. Ma di fatto non è andato neppure un giorno»

13 Agosto 2022

Enzo Fontanarosa

Ferragosto alle porte. Più in generale, c’è aria di vacanze. Anche se non lunghe o in chissà quali posti esotici, un periodo di meritato riposo tutti ce lo meritiamo. O forse no. Sembra quasi che per taluno non possa esserci mai un momento in cui lasciarsi andare anche al dolce far niente. Un ozio felice e spensierato, insomma, che le famiglie con figli con una sindrome dello spettro autistico non sembra proprio conoscere. Accudire i propri cari è qualcosa che non conosce sosta, men che meno la parola ferie. Il pensiero è tutto e solo sui figli. Per quest’ultimi, frequentare un centro estivo e stare insieme ad altri coetanei, svolgere attività ludiche e istruttive, non può che avere degli enormi benefici. Per sé stessi, ma che si riverberano sulle loro famiglie. Il “durante noi”, per questi bambini, ma anche ragazzi e adulti speciali, è molto importante.

Come testimonia anche la lettera giunta alla Gazzetta, una testimonianza di come una madre o un padre, ma anche il resto della famiglia, possano sentire ancora più la solitudine che pesa e rende ancor più difficile il cammino. Col pensiero che intanto loro diventano anziani e cosa ne sarà, dopo di loro, di quelle loro amate creature.

“Sono la signora A.T. e voglio raccontarvi la mia esperienza di mamma di un bimbo autistico di 9 anni non verbale”, così si apre la lettera che pone l’accento su una situazione che accomuna tante altre, spesso solo vissute e taciute. E va subito al fatto: “Avevo chiesto a un centro estivo di Avigliano, presso il Palazzetto dello Sport, che ha iniziato la sua attività il 26 giugno e la concluderà il 26 agosto, di accogliere mio figlio. Gli organizzatori mi avevano dato la massima disponibilità affinché mio figlio potesse frequentarlo e nessuno venisse escluso: sono stati promessi incontri per conoscere il bimbo, farlo familiarizzare con il nuovo ambiente, si era parlato di pacchetti personalizzati di una settimana”. Ma così non sarebbe stato: “Sembrava tutto (ben) predisposto e, invece, non si è fatto nulla. Solo parole. Il 26 agosto il centro terminerà le attività e mio figlio non è andato un solo giorno. Al mio bambino, praticamente, non è stato riconosciuto un diritto tanto importante quanto banale: poter partecipare alle attività di un centro estivo con altri bambini”. È uno sfogo dove l’amarezza, ma ancor prima la delusione, sono palpabili: “Si parla e si scrive tanto di inclusione, di esaltazione della diversità e poi, invece, perché venga garantito un diritto bisogna lottare quotidianamente. E per di più senza esito. Da mamma mi chiedo: perché? Sì è forse figli di un dio minore? Sono rimasta sconcertata. Di fatto si è lasciato da parte un disabile, lo si è escluso, perché forse secondo loro non è in grado di stare con gli altri. È questa la società in cui viviamo? Una società in cui a chi sta bene viene garantito tutto mentre chi ha delle difficoltà viene escluso? Voglio ancora credere di no. Voglio sperare fortemente che non sia mai più così”. La lettera si chiude con un auspicio: “Mi auguro che questo mio racconto serva da monito alle tante mamme che magari non hanno il coraggio di denunciare questi soprusi perché ricordiamo che la violenza non è solo fisica ma è anche psicologica e fa male, molto male”.

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