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Spina, allievo di Dalì e Picasso, cittadino onorario di Acerenza

Intervista a Jean Charles Spina, pittore e critico d'arte che nel paese del Potentino vuole realizzare una scuola d'arte per bambini

Spina, allievo di Dalì e Picasso, cittadino onorario di Acerenza

In Basilicata ha ritrovato la voglia di esprimere la sua arte. Tra i paesaggi e i colori di una terra lucana mai avara di emozioni è riuscito ad estirpare dal dolore per la scomparsa della sua amata moglie quel senso di vuoto che aveva imbrigliato la vena artistica. Lo scrittore anche più prolifico, prima o poi, resta vittima della sindrome del foglio bianco, ma non è il suo caso. Era una scelta ben precisa. Aveva deciso di abbandonare tele e pennelli, quasi a voler punire quella sua visione del colore come quint’essenza della vita. Già, la vita a cui non apparteneva più la donna che fino ad allora lo aveva accompagnato con amore e dedizione nel percorso esistenziale e artistico.


Jean Charles Spina è un pittore italo-spagnolo e critico d’arte che vive e lavora a Nizza (Francia). Considerato il figlio spirituale di Dalì, di cui è stato allievo, Spina si rapporta soprattutto ad un altro mito della pittura mondiale, Picasso, che ha conosciuto e seguito nei suoi primi passi da artista, assorbendone sensibilità e approccio. Pittore e scenografo di fama internazionale - considerato dalla principessa di Monaco come «l’artista di Corte» - Spina ha esposto le sue opere in tutto il mondo e nei luoghi più prestigiosi, a cominciare dal Metropolitan di New York per proseguire ai musei di Hong Kong, Chicago e New Delhi solo per citare alcune grandi città. Suoi dipinti figurano in collezioni private, enti pubblici e gallerie tra le più rinomate, catalizzando l’attenzione di critici e appassionati che per un suo quadro sono arrivati a sborsare cifre considerevoli.


Insomma, Spina è un artista di quelli con la «a» maiuscola che sta vivendo una seconda fase di produzione, come dicevamo, proprio grazie alla Basilicata. Da qualche tempo ha scelto Acerenza come suo «quartier generale» e si circonda di amici lucani a cui affida sogni, progetti e visioni. Punti di riferimento sono Merisabell Calitri, giovane storico dell’arte, nativa proprio di Acerenza, e Aurelio Pace, avvocato, ex consigliere regionale e grande appassionato di arte. Spina ci raggiunge in redazione, a Potenza, proprio in compagnia di Calitri e Pace. In un italiano fluido e innervato dalla cadenza francese, frutto dei suoi lunghi trascorsi a Nizza, l’artista si racconta.


Come nasce il suo rapporto con la Basilicata?
«Arrivai ad Acerenza qualche anno fa per partecipare a un motoraduno con un mio allievo. Non conoscevo quel borgo, ne rimasi affascinato al punto che oggi sto più qui che nella città dove risiedo, Nizza».


Ed è qui che ha conosciuto Merisabell Calitri?
«Sì, ho apprezzato subito la sua competenza e mi fido dei suoi consigli. Oggi è una mia stretta collaboratrice».


Proprio in Basilicata ha ripreso a dipingere dopo un lungo periodo di stop...
«Dopo la scomparsa di mia moglie non avevo più voglia di fare nulla. Ho vissuto nel buio e nel silenzio. Sono stato nove anni in stand by dal punto di vista artistico, ma una volta arrivato in Basilicata si è riaccesa la luce. In questo territorio c’è un’energia che mi ha rapito e cullato, riavviando il meccanismo dell’ispirazione».


Basilicata musa ispiratrice?
«Assolutamente sì. Ma non solo per le mie opere. Vorrei fare qualcosa per questa splendida terra. Il mio sogno è quello di creare una scuola d’arte per bambini proprio nel bellissimo borgo di Acerenza, paese di cui sono diventato cittadino onorario nello scorso mese di dicembre. Nel frattempo, ad agosto, organizzeremo un festival dell’arte dal titolo “Acerenza art festival”».


Non solo Acerenza. Avrà avuto modo di visitare altri paesi lucani. Cosa ci dice di Matera capitale europea della cultura?
«Bellissima. Ha una grande propensione artistica».


Lì c’è una mostra permanente di opere di Dalì, il suo maestro. A proposito, si dice che lei sia stato scelto per interpretarlo in un film...
«È vero, ma non se n’è fatto nulla».


Progetto cinematografico abortito?
«No, semplicemente a un certo punto mi sono rifiutato di andare avanti».


Perché, cosa è successo?
«Nella trama era prevista anche la resurrezione di Dalì. Bizzarro. Non mi piaceva...».


Cosa le resta del grande maestro?
«Innanzitutto i suoi insegnamenti».


Nel suo percorso artistico lo ha mai ricordato pubblicamente?
«Mi avevano incaricato di costruire un monumento a Dalì a Perpignan, in Francia, ma per vari motivi il progetto non è andato avanti. Erano già pronte le statue che componevano l’opera...».


Potrebbe completarla altrove, magari proprio in Basilicata, nella sua Acerenza...
«Perché no».

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