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Finora nessuno ha allontanato le persone non più oggetto di contributi economici

migranti Brindisi

foto d'archivio

POTENZA - Cacciare dai centri di accoglienza o dagli appartamenti in cui sono ospitati i migranti a cui è stata riconosciuta la protezione umanitaria non è stata la prima risposta delle associazioni e delle cooperative che si occupano di loro nella città capoluogo di regione. Dopo la circolare della Prefettura con cui è stato comunicato lo stop al contributo previsto, a partire dal primo dicembre per effetto del decreto sicurezza, non hanno avuto il coraggio di allontanare persone in difficoltà ed hanno cominciato la «resistenza». Hanno chiesto un confronto con la Prefettura e con la Regione Basilicata, si sono incontrati per discutere ma sarà difficile per loro provvedere autonomamente, senza alcun tipo di sostegno economico, al mantenimento dei migranti.

Dalla Prefettura di Potenza fanno sapere che sono circa 90 gli stranieri con protezione umanitaria ospiti in centri di accoglienza nel Potentino (più o meno la metà nel Materano) e che attualmente è in corso un monitoraggio per individuare chi tra questi ha situazioni di alta vulnerabilità con l’obiettivo di trovare una soluzione ponte che possa permettere un’applicazione graduale di quanto previsto dal decreto. A destare preoccupazioni anche la probabile perdita di posti di lavoro: meno risorse, meno migranti e meno lavoro equivarrà a più licenziamenti. Nel settore dell’accoglienza sono impiegati psicologi, mediatori, medici, docenti di italiano, educatori ed altri professionisti a cui potrebbe essere comunicata una riduzione delle ore o l’interruzione del rapporto di lavoro. Ligia Suarez è presidentessa dell’associazione Human flowers che gestisce il centro Apari- Cas (centro di accoglienza straordinaria) a Potenza. «Nel mio centro ho tre casi di persone con protezione umanitaria e non li ho cacciati. Con gli altri cas del capoluogo (in tutto circa una decina) abbiamo chiesto una proroga alla Prefettura anche per comunicare e spiegare a queste persone quello che sta succedendo. Chiediamo, in particolare, di rivedere la normativa che crea discriminati tra i discriminati. In realtà sono tutti vulnerabili. Come si fa a fare una selezione? È una discriminazione nella discriminazione». Se non ci saranno altre alternative per mantenere nei centri i migranti con protezione umanitaria sarà difficile anche assicurare gli stessi livelli occupazionali nei centri che si occupano di accoglienza. «Io tra dipendenti e collaboratori ho circa 30 lavoratori ed al momento – ha spiegato Ligia Suarez- non voglio neanche pensare ad una loro riduzione. Spero accada presto qualcosa di positivo».

Intanto anche il segretario regionale della Cgil Angelo Summa si schiera dalla parte dei migranti: «L’entrata in vigore del DL sicurezza - dice - non produce il risparmio preannunciato tanto enfaticamente, se non nella riduzione del numero dei richiedenti asilo, previsione tutta da verificare. Al momento l’unico risultato certo è un aumento degli stanziamenti per espulsioni e rimpatri, difficili da realizzare, oltre al raddoppio dei tempi di trattenimento nei centri di permanenza. Circostanza quest’ultima che farà lievitare i costi, decadere i controlli e soprattutto configurare una devastante condizione di disumanità della permanenza».

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