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Il sequestro

Melfi, sequestrati impianti inceneritore: «E' pericoloso»

La decisione è stata presa a causa della mancata bonifica. L’azienda rassicura: «Le acque non sono compromesse»

Melfi, sequestrati impianti inceneritore: «E' pericoloso»

POTENZA - Il danno ambientale era stato già accertato nel 2009, nel corso degli anni la «mancata bonifica" ha compromesso ulteriormente la situazione delle acque potabili creando un «grave pericolo per la salute pubblica": sono queste le motivazioni alla base del sequestro degli impianti di messa in sicurezza e bonifica dello stabilimento «Rendina Ambiente" (ex Fenice), inceneritore di rifiuti speciali, pericolosi e non, che comunque continua a essere attivo nell’area industriale di San Nicola di Melfi (Potenza). Una tesi, quella degli inquirenti, che l’azienda esclude «nella maniera più assoluta: non c'è stata la compromissione delle acque potabili».

Il provvedimento di sequestro è stato deciso dal gip di Potenza su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo lucano che ha coordinato le indagini dei Carabinieri del Noe. Con l’ordinanza è stato disposto anche il divieto di dimora in Basilicata per Luca Alifano, di 51 anni, di Avellino, amministratore delegato e legale rappresentante della «Rendina», indagato per inquinamento ambientale. Le analisi acquisite dagli investigatori hanno infatti fatto emergere «l'ulteriore aggravamento della compromissione del bene ambientale», ossia «una diffusa e storica contaminazione delle falde acquifere sotterranee da inquinanti pericolosi e cancerogeni». Una situazione «non più tollerabile» per il Movimento cinque stelle che, attraverso il deputato lucano Gianluca Rospi, annuncia di voler portare la questione alla Commissione Ambiente della Camera.

La Rendina, invece, «attende fiduciosa l’avanzamento delle indagini: dimostreranno la piena regolarità del nostro operato che è sempre stato collaborativo. E’ bene sottolineare che - è scritto in una nota diffusa dall’azienda - tutte le procedure previste per la messa in atto della bonifica sono state seguite nel pieno rispetto della normativa italiana. Fin dal 2009, quando l’azienda ha sporto autodenuncia per l’avvenuto inquinamento della falda, si è messo in atto un piano di messa in sicurezza in emergenza e avviato un costante monitoraggio degli inquinanti». Spesso, ha rimarcato il presidente della società, Marco Steardo, «durante i lavori della Conferenza dei Servizi, abbiamo notato un rallentamento delle decisioni necessarie per il proseguimento del piano di bonifica. Per rimarcare questi ritardi abbiamo anche presentato un’articolata nota alla Procura, per far verificare perché un processo di bonifica, così importante per il nostro territorio, si rallentasse oltre misura. Spero che questo episodio - ha concluso Steardo - si concluda quanto prima perché il sequestro rischia di rallentare ulteriormente la bonifica». 

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