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«Totalgate», assolti in 4
per i lavori a Tempa Rossa

L’inchiesta del 2008 era coordinata dall’allora pm Woodcock

«Totalgate», assolti in 4 per i lavori a Tempa Rossa

PINO PERCIANTE

Assolti «perché il fatto non sussiste». Ribaltato in appello il verdetto di primo grado per quattro imputati del processo Totalgate, l’inchiesta aperta nel 2008 sulla costruzione del Centro olio di «Tempa Rossa» a Corleto Perticara. Il 3 aprile del 2016 (proprio mentre decolla l’altra inchiesta sul giacimento della valle del Sauro, quella che poi porterà alle dimissioni dell’allora ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi) il tribunale di Potenza condanna due ex dirigenti della Total, Roberto Francini e Roberto Pasi, l’ingegner Roberto Giliberti, e il dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Corleto Perticara, Michele Schiavello, imputati di concussione (tentata e consumata) nell’indagine del 2008. Oggi la Corte d’Appello ha capovolto le decisioni del giudizio di primo grado in cui i quattro imputati erano stati condannati a pene comprese tra cinque e sette anni di reclusione.

Secondo i giudici d’Appello di Potenza, invece, il fatto non sussiste. Non ci fu concussione nella vicenda legata agli espropri di alcuni terreni per la costruzione del Centro olio di “Tempa Rossa”. Tutti assolti, dunque, i quattro imputati. La Procura generale aveva chiesto la conferma delle condanne. I quattro erano rimasti coinvolti in un filone dell’inchiesta condotta dieci anni fa dal pm Henry John Woodcock in cui l’accusa sosteneva che alcuni funzionari del comune di Corleto, d’accordo con i manager della compagnia petrolifera, avrebbero spinto i proprietari di alcuni terreni necessari alla costruzione del Centro olio a cederli ad un prezzo stracciato. Ai giudici di appello, ieri mattina, è bastata un’ ora di camera di consiglio per cancellare le condanne di primo grado. «Giustizia è fatta», ha detto all’uscita dal tribunale l’avvocato Franco Trivigno difensore, assieme al suo collega Leonardo Pace, dell’architetto Schiavello. Le motivazioni della sentenza si conosceranno entro 90 giorni. «Dopo aver letto le motivazioni, valuteremo una richiesta di risarcimento danni», ha detto l’avvocato Paolo Appella, difensore dell’ingegnere Roberto Giliberti.

E così, dopo 10 anni, il Totalgate si sgonfia e finisce nel nulla. Nessuno degli imputati è stato condannato. Nello scorso mese di febbraio, infatti, sempre la Corte d’Appello aveva dichiarato la prescrizione per i reati di corruzione, turbativa d’asta, falso e abuso d’ufficio a carico di altri cinque imputati che pure erano stati condannati in primo grado: l’ex amministratore delegato di Total Italia, Lionel Lehva, l’ex manager della compagnia petrolifera, Jean Paul Juguet, l’ex sindaco di Gorgoglione, Ignazio Tornetta, e gli imprenditori Nicola Rocco Donnoli e Francesco Rocco Ferrara.

Viene, quindi, di fatto azzerata la sentenza di primo grado che nel 2016 aveva portato a nove condanne e diciotto assoluzioni, mente già in fase di udienza preliminare il gup aveva cancellato l’ipotesi accusatoria più grave, vale a dire quella della presunta associazione per delinquere. Intanto, la compagnia petrolifera ha quasi terminato i lavori del Centro olio che dovrebbe arrivare al funzionamento nei prossimi mesi con l’aumento della produzione italiana di greggio del 40 per cento. Inoltre, è stato raggiunto l’accordo tra Eni e Total per il trasporto di 20-30mila barili di petrolio al giorno da Corleto Perticara a Taranto attraverso l’oleodotto dell’Eni, e per la raffinazione nello stesso impianto del capoluogo pugliese.

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