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In Puglia e Basilicata

Il fratello del parroco e il business dei rifiuti

27 Dicembre 2016

GRUMO APPULA (BARI) - L’accusa di incompatibilità con il territorio del parroco di Grumo Appula, don Michele Delle Foglie, mossa dal sindaco della città Michele D’Atri, ruota attorno alla realizzazione di uno dei più grandi impianti di compostaggio d’Europa, in grado di lavorare 800 tonnellate di rifiuti al giorno, che il fratello del prelato, Silvestro Delle Foglie, sta tentando di aprire da circa 12 anni a Grumo Appula (Bari) e che, forse, entrerà in funzione a breve. Il mega-impianto, soprannominato l’astronave a causa della sua forma, sorge a ridosso del Parco nazionale dell’Alta Murgia, su un terreno non lontano da foreste e boschi e in una zona che la Procura di Bari riteneva sottoposta a protezione speciale.

Circa dieci anni dopo il sequestro, la Corte d’appello di Bari, nel maggio del 2014, al termine del processo-bis, ha smontato l'impostazione accusatoria e ha assolto i tre imputati, Silvestro Delle Foglie e i suoi figli, accusati di aver compiuto abusi per la costruzione del mega-impianto di compostaggio Tersan-Prometeo. Il rustico dell’impianto è stato quindi dissequestrato, completato e ha ottenuto tutte le autorizzazioni per entrare in funzione. Sull'apertura è stata convocata per il 2 febbraio prossimo una conferenza di servizi.

Fatto questo che avrebbe fatto esultare don Michele Delle Foglie, 70enne di origini lucane, mentre la sua famiglia vive a Modugno (Bari). Don Michele è stato ordinato sacerdote all’età di 24 anni; è stato parroco della chiesa di San Marcello a Bari e poi, ormai da molti anni, è parroco a Grumo Appula, proprio nella città il cui suo fratello vuole organizzare il lucroso business del compostaggio. Tra una sentenza e l’altra della magistratura sul mega-impianto, non è infatti mancata la presa di posizione di don Michele che, per mettere a tacere «certe calunnie», il 24 giugno 2011 scrisse una lettera al sindaco D’Atri per dire che la precedente Amministrazione comunale aveva espresso in presenza sua e di suo fratello, durante una cena del 2001 da lui organizzata su richiesta dell’allora sindaco e vicesindaco di Grumo, «l'apprezzamento della grande opera promossa da Silvestro Delle Foglie e ostacolata e avversata dalla politica pilotata da certa magistratura».

Aggiungeva il parroco che suo fratello, Silvestro Delle Foglie, «ha fatti e sentenza alla mano, con tanto di nomi e cognomi di certi togati, e da raccontare nel dettaglio, fin anche come si è giunti all’attuale situazione (la prima sentenza d’appello che confiscava il manufatto, ndr) che consegna al Comune di Grumo Appula quella importante struttura, sulla quale tutte le cause sono state vinte e tutte le accuse, diffamazioni e calunnie si sono sciolte come l’oro nel crogiuolo».

La battaglia nelle aule di giustizia, però, non si è ancora conclusa. La sentenza di assoluzione ("perché il fatto non costituisce reato") è stata impugnata dalla difesa - spiega l'avv. Francesco Paolo Sisto - per ottenere una formula più favorevole che dimostri non solo l’assenza dell’elemento psicologico, ma l’insussistenza del fatto. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio dalla Cassazione che ha disposto un nuovo processo appello, il terzo. Prima del processo d’appello-bis, i giudici di primo e secondo grado avevano riconosciuto la prescrizione dei reati, ma avevano comunque disposto la confisca dell’impianto ritenendolo abusivo.

Di questi fatti, della lettera di don Michele al sindaco e della sua presunta incompatibilità col territorio, si starebbe occupando l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, che dovrà anche meditare se collocare a riposo il sacerdote.

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