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«Triglietta sei fritto»

LECCE- «Triglietta sei fritto»: è stata questa frase, pronunciata dal comandante della polizia penitenziaria della Casa Circondariale di Lecce, Riccardo Secci, che ha partecipato al blitz, a stemperare la tensione accumulata in 63 lunghi giorni di indagini che oggi, alle 5.45, hanno portato alla cattura dell’ergastolano salentino vicino alla Sacra Corona Unita Fabio Perrone, evaso il 6 novembre dall’ospedale di Lecce dopo essersi impossessato della pistola di un agente di polizia penitenziaria, ferendo tre persone, tra cui lo stesso agente.

La cattura del latitante, armato e ritenuto molto pericoloso, è avvenuta nel suo paese, Trepuzzi, dove ormai era diventato «un idolo», ed è stata resa possibile grazie ad una stretta collaborazione tra la polizia di Stato e agenti di polizia penitenziaria. Questi ultimi nei giorni della latitanza di Perrone hanno partecipato ininterrottamente alle ricerche: «per lavare l’onta subita», hanno raccontato ai giornalisti. Per questo hanno setacciato il territorio (funzione alla quale non sono preposti), anche fuori servizio, e hanno rinunciato praticamente persino alle vacanze di Natale. Sono stati 63 giorni 'durì dove in molti hanno perso il sonno per cercare una soluzione al rebus. E quando stamani Perrone, dopo la cattura, è stato portato in Questura, è stata una festa: agenti della polizia di Stato e agenti di polizia penitenziaria si sono abbracciati e anche commossi. «Era per noi una questione d’onore», ha detto il dirigente interregionale Puglia e Basilicata del corpo di polizia penitenziaria Giuseppe Martone.

In questura ha raggiunto i colleghi anche Antonio Caputo, l'agente di polizia penitenziaria ferito da Perrone con colpi sparati dalla sua stessa pistola di ordinanza che gli era stata sottratta dall’ergastolano nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce dove il detenuto di 'Borgo San Nicolà era stato trasportato per essere sottoposto ad un esame clinico. Caputo, che cammina ancora con una stampella, è apparso visibilmente provato: «Sono felice, questo è un grande giorno», ha detto.

L’uomo, come ha reso noto Sabrina Manzone, dirigente della Squadra mobile di Lecce, non ha mai lasciato Trepuzzi e le zone limitrofe. In realtà l’ergastolano - è stato accertato anche con il supporto di intercettazioni - si spostava continuamente tra Trepuzzi e Casalabate, cambiando casa ogni due giorni. Nel covo in cui è stato catturato era arrivato appena da un giorno. Era nell’appartamento di una palazzina a due piani, in via Giugno, in una zona alla periferia del paese, in un alloggio quasi nascosto dal vano scale, al secondo piano, di proprietà di Stefano Renna, il 32 enne titolare del bar «Barott8» arrestato per favoreggiamento. L’inquilino che vive al primo piano della palazzina è sembrato sorpreso: «Conoscevo Fabio Perrone da piccolo, quando da bambini giocavamo, ma poi non l’ho più visto. Mi ha avvisato questa mattina mia sorella del suo arresto. - ha raccontato l’uomo - Non mi sono mai accorto di nulla, anche perchè Stefano Renna fa orari diversi dai miei». Secondo gli investigatori, l’evaso avrebbe contato su una rete di protezione molto forte, da parte non solo dagli esponenti della criminalità organizzata ma anche da parte di insospettabili. L’arresto di Perrone - ha detto il Questore di Lecce, Pierluigi D’Angelo, che in una nota ha espresso il plauso ai funzionari della Squadra Mobile - è un risultato importante, «reso possibile grazie al lavoro sinergico tra Polizia di Stato, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza e, soprattutto, della Polizia penitenziaria, sempre in prima linea con noi sia nella fase del controllo del territorio, che in quella investigativa».

Perrone quando è stato arrestato non ha detto una parola: «ha sorriso, quasi in modo sarcastico», hanno raccontato alcuni degli agenti di polizia. Ma dopo, quando è stato trasferito dalla Questura al carcere, ad un agente di polizia penitenziaria l'ergastolano ha detto: «volendo potevo scappare pure adesso». E la fuga, a quanto pare, è proprio l’ossessione di Perrone: non a caso nel videoregistratore trovato nel covo dove si nascondeva era inserito un Dvd con il film «Le ali della libertà».

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