Mercoledì 30 Settembre 2020 | 05:20

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l'intervista

Ferzan Ozpetek a Trani: «Credo nell’umanità senza barriere»

Il regista italo-turco è stato ospite della rassegna «Incontri al versante»

Il regista Ozpetek a Trani: credo nell’umanità senza barriere

foto Calvaresi

TRANI - Metti una piazzetta sul mare. Metti una splendida serata d'estate. Metti il regista e lo scrittore tra i più amati in Italia. Ferzan Ozpetek si è raccontato a Trani, dove ha rimarcato il suo legame con la Puglia.

L'artista italo-turco è stato l'ospite della rassegna «Incontri al versante» organizzata nella piazzetta di Colonna a Trani, dall'associazione culturale «Corte sveva» di Andria, in collaborazione con il circolo «Dino Risi» di Trani, con il ricavato devoluto all'Airc.

La grande partecipazione all'evento (nel pieno rispetto delle norme anti-covid) ha confermato l'apprezzamento del pubblico verso Ozpetek, ma soprattutto la grande voglia della gente di tornare alla normalità, riappropriandosi delle piazze. La chiacchierata con l'artista parte dal pomeriggio, in un altro scorcio meraviglioso della città di Trani, a pochi passi dalla Cattedrale. «La Puglia mi piace più viverla che lavorarci – dice il maestro -. Qui ci ho fatto due film ma adesso mi piace godermela veramente. Le città possono essere belle o brutte, ma quello che conta sono le persone. Io mi trovo benissimo in Puglia e con i pugliesi avendo con loro un rapporto molto forte e sincero».

Il suo ultimo lavoro, il libro «Come un respiro», è al primo posto nella classifica italiana. Se lo aspettava?

«La scrittua fa parte di me. Avevo questa idea e ne ho parlato con la cantante Mina, mio punto di riferimento negli ultimi anni. È stata lei a spingermi a scrivere ed è stata lei che in poche ore ha letto la bozza e lo apprezzato fin da subito. Non mi aspettavo arrivasse al primo posto, in due settimane. Emozioni forti per me, che ho voluto condividere chiamando al telefono mio fratello e un mio amico, anche se non rispondevano perché non ci sono più».

Quanto c'è di Ozpetek nel libro?

«In questo ultimo lavoro, c'è molto di mio e del mio mondo, poi ci sono molte fantasie ovviamente. Ho raccontato una storia tra donne, tra due sorelle. Le donne hanno sempre una marcia in più rispetto agli uomini».

Questo libro potrà diventare un film come già successo con «Rosso Instanbul»?

«Tre produzioni si sono proposte per realizzare un film da questo libro, ma onestamente ci sto pensando perché sono impegnato su altri progetti. E poi non voglio commettere lo stesso errore di “Rosso Instanbul”, quando nel film cambiai la storia del libro».

Si sente più regista o scrittore?

«Ho fatto di tutto nella mia vita professionale. Ho dipinto, ho scritto sceneggiature, ho scritto film, ho messo in scena delle opere liriche. Tutte cose che si interfacciano senza pormi limiti. Vedi per esempio, la trasposizione a teatro del film “Mine vaganti”, che mi vedeva dubbioso all'inizio, poi con il produttore Balsamo abbiamo costruito un lavoro che ha riempito i teatri di tutta Italia prima del Covid. Speriamo che riprenda a ottobre».

Come ha vissuto il periodo del lockdown?

«L'Italia è stata molto prudente, direi molto avanti rispetto ad altre nazioni. È come aver vissuto in un film di fantascienza. Questo problema non lo risolveremo del tutto finché non avremo un vaccino o una cura. Ma nelle difficoltà è uscito fuori un mio fortissimo sentimento nazionalista, che mi ha ancor di più legato a questa nazione che ormai mi accoglie da 44 anni».

Se le dico che è il regista delle diversità, come risponde?

«Diversità? Io non sono il regista delle diversità ma sono gli altri che non parlano di queste cose. Io racconto quello che conosco e vedo. La virologa Capua in Tv mi ha “ringraziato per il cambiamento apportato nel mondo della cultura e per il nuovo sguardo verso un mondo che veniva considerato diverso e ora non lo è più”. Io, invece, dico solo che non bisogna nascondere le cose. Gli uomini sono tutti uguali e bisogna solo raccontare la vita. Il mio cinema non è di diversità ma cerca di levare i muri tra varie culture, religioni e scelte sessuali».

Qual è il suo rapporto con il pubblico?

«Cerco di condividere molto con chi mi segue, come se fossimo tutti i registi o scrittori, perché viviamo le stesse emozioni. Cosi non mi sento solo, anzi mi sento coinvolto. Non voglio insegnare niente a nessuno, ma mi emoziono per le stesse cose che emozionano anche il pubblico».

Il successo ha cambiato la sua vita professionale e privata?

«Questo è un periodo difficile per tante persone. Fortunatamente i miei film continuano ad andare bene, al pari dei libri e degli altri miei lavori. Ed è per questo che il mio entusiasmo è particolarmente contenuto, quasi mi sento in colpa nei confronti di quelle persone che non se la passano bene. Per il me il successo è la condivisione delle emozioni con altre persone. Nessun cambiamento nei miei rapporti umani. Anzi, mi sforzo ogni volta di accontentare tutto il mio pubblico. Questo mi sfinisce certe volte, ma non mi sottraggo mai a selfie e autografi. Nilla Pizzi mi disse anni fa: “Si ricordi sempre, che io nei miei concerti rimango finché non se ne va il mio ultimo spettatore”. Ecco, io cerco di seguire ancora oggi questo consiglio».

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