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Est in fiamme

Invasione dell'Ucraina: russi intercettati da jet italiani

Il primo aereo stealth europeosostituirà gli Eurofighter di Gioia

Eurofighter in volo

Primo «scramble» degli Eurofighter, in Polonia, con lo Stormo di Gioia del Colle

20 Agosto 2022

Armando Fizzarotti

Vicini, troppo vicini al confine della Polonia. Due velivoli militari delle forze armate di Mosca, in volo sulla Bielorussia (Paese alleato del Cremlino) mercoledì sono stati intercettati e identificati da una coppia di caccia intercettori Eurofighter dell’Aeronautica militare. La notizia è stata data sui «social media» con due righe che parlavano di uno «scramble» (decollo su allarme), prima operazione di polizia aerea per la task force «White Eagle» che opera dal 1° agosto nella base aerea polacca di Malbork, contingente che comprende jet e militari del 36° Stormo di Gioia del Colle (Bari).

Fonti interpellate dalla «Gazzetta» hanno potuto riferire solo che i velivoli tracciati dai nostri «top gun» erano disarmati. È molto probabile che che potesse trattarsi di aerei-spia in missione di ricognizione, se la Nato ha inteso far intervenire i nostri caccia intercettori armati. Va precisato che i piloti italiani non hanno mai «inquadrato» con i sistemi di puntamento, a quanto si apprende, i due aerei russi, velivoli che comunque non risulta abbiano mai valicato il confine fra Bielorussia e Polonia. Tale operazione infatti avrebbe fatto scattare da parte russa la richiesta di aiuto alle proprie scorte caccia.

Ma quale poteva essere l’obiettivo dei russi? Facile intuirlo, vista la presenza nel Paese di oltre 130mila militari dei Paesi Nato, con sistemi di difesa terra-aria avanzati.

Apprezzamento da parte del sottosegretario alla Difesa, on. Giorgio Mulè, che sottolinea come l’Arma Azzurra costituisca una «certezza della difesa dei confini dei Paesi Nato».

L’episodio è anche spia di un’intensificazione delle manovre militari e delle tensioni crescenti fra Nato e Russia nella zona. Una vasta area del Nord Europa dove i cieli sono pattugliati non solo dai caccia italiani, ma anche dagli ungheresi in Lituania e dai tedeschi in Estonia, affiancati da aerei-cisterna, Awacs (aerei-radar) e aerei-spia statunitensi.

Ma la situazione più preoccupante per i nostri piloti è maturata un centinaio di chilometri a nord est della loro base, nell’enclave russa di Kaliningrad che è un territorio-cuneo incastonato fra Polonia e Lituania e che consente ai russi l’affaccio sulle coste del mar Baltico. Qui i generali di Putin hanno trasferito tre cacciabombardieri Mig-31 armati con missili balistici ipersonici «Kinjal» (pugnale in russo). I «Kinjal» sono ordigni aria-suolo (anche antinave) capaci di raggiungere una la velocità 10 volte superiore a quella del suono, quindi 12.250 chilometri orari e possono essere armati anche con testate nucleari. Il 19 marzo scorso un portavoce russo dichiarò la neutralizzazione di un deposito contenente rifornimenti militari occidentali per il governo ucraino tramite l'impiego di missili «Kinjal». L'attacco, nella regione ucraina di Ivano-Frankivsk, vicino al confine con la Polonia, è avvenuto per mezzo di una coppia di MiG-31K. Tale missione ha reso il «Kinjal» il primo sistema d'arma ipersonico ad essere impiegato in combattimento.

Più a nord, sulla Finlandia (Paese con la Svezia «reo», per i russi, di aver chiesto l’adesione all’Alleanza Atlantica) si è registrata la violazione dello spazio aereo da parte di altri due cacciabombardieri Mig-31.

Nelle stesse ore a Fairford, base aerea in Gran Bretagna, atterravano quattro bombardieri pesanti B-52, velivoli con capacità di armamento nucleare, partiti da Minot (Nord Dakota), inviati dal Pentagono per rinforzare il dispositivo di difesa europeo.

Intanto dal mare Adriatico la portaerei «Truman» continua a inviare caccia F-18 a pattugliare i cieli della Romania.

Manovre, tutte queste, che si susseguono all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e dello scoppio della «Nuova Guerra Fredda».

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