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Guerra in Ucraina

Scholz: «Ucraina in Ue? No a scorciatoie». Attenzione alle mine antiuomo

Scholz: «Ucraina in Ue? No a scorciatoie». Attenzione alle mine antiuomo

Tema citato anche dal card. Gallagher (in missione, in Ucraina, in quanto Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati), a Leopoli, riportandoci alla mente le parole pronunciate, nel 2000, in Canada da Giovanni Paolo II

21 Maggio 2022

Dorella Cianci

Il Cancelliere tedesco, Olaf Scholz, a sorpresa, ha precisato di sostenere, eventualmente, la modifica dei trattati europei, proprio per accelerare l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione, ma al momento frena. Parole quasi incoraggianti, anche se la pace sembra ancora terribilmente molto lontana e le riflessioni su un rinnovato tempo di guerra, nel nostro continente, assumono aspetti molteplici: l’economia in frenata, l’energia da diversificare senza dimenticare l’ambiente, il ruolo della difesa, l’emergenza alimentare nel resto del mondo, rendendo, sempre più evidente,come la guerra – stando a quello che ci dicono vari sociologi - sia un pericoloso moltiplicatore di minacce, perfino per l’ambiente. 

Rilevanti, in più sensi, anche le parole, tanto attese, al Senato del Presidente Mario Draghi, il quale parlando del Piano della sicurezza, ha posto l’accento sul fatto che la Nato ha intensificato le azioni sul fianco orientale e ha precisato che il contributo italiano è, al momento, pari a 2500 unità, mentre, si sta cercando anche di valutare, nel breve periodo, il sostegno alla Romania per lo sminamento marittimo nel Mar Nero. Come evidente, i temi esteri, di queste settimane, si intrecciano fra loro, infatti sminare il mare significherebbe anche rendere i porti liberi di riprendere a esportare il tanto necessario grano. 

E poi naturalmente è importante ripulire il territorio, le campagne, le spiagge, soprattutto per proteggere i bambini, che potrebbero scambiare quell’oggetto di morte per un atteso giocattolo. Torna ancora una volta, qui, il tema delle mine antiuomo, così come citato anche dal card. Gallagher (in missione, in Ucraina, in quanto Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati), a Leopoli, riportandoci alla mente le parole pronunciate, nel 2000, in Canada da Giovanni Paolo II, il quale disse chiaramente alla comunità internazionale, di impegnarsi, con sempre maggiore urgenza e coscienza, per rimuovere queste “armi temibili, che lasciano profondi segni nella carne delle persone e soprattutto dei più piccoli”. Ad oggi, il servizio per le emergenze nazionali, in Ucraina, sta ancora sconsigliando ai cittadini – attraverso il proprio canale Telegram – di tornare nelle loro case sia nella regione di Kiev che verso Odessa, a causa dei tanti ordigni esplosivi camuffati e lasciati dall’esercito russo in ritirata, in particolare nel Nord. A corredo dell’avvertimento, vengono esposte anche alcune foto, dove le bombe a mano sono nascoste all’interno di una borsa: il raggio d’azione di una di queste terribili mine antifanteria è di 90 metri.

Il tema delle mine, purtroppo, non è nuovo in quelle zone e autorevoli report internazionali lo dimostrano. Come riportato nel Landmine Monitor 2020, dell’International Campa ign to BanLandmines, l'Ucraina è il quinto Paese al mondo per le vittime civili da mine, mentre, sulla base dei dati riportati dal Centro Internazionale di Ginevra per lo sminamento umanitario, il Paese risulta essere al terzo posto per quanto riguarda gli incidenti da mine anti-veicolo. Dall'inizio del conflitto, nel 2014, l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha segnalato 1.190 vittime di mine; solo nel 2020, 55 persone sono state ferite e 15 uccise da questo tipo di ordigni, nel Donbassfin troppo dimenticato. Già allora, il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite aveva informato che le tante organizzazioni stavano contribuendo alle decisive operazioni di rimozione per ripristinare più di 5 mila ettari di terreno. Il Coordinatore, ad oggi, però, ha precisato che, con questa nuova (e poi, in fondo, vecchia) guerra, potrebbe essere necessario un decennio per rendere nuovamente sicure e vivibili quelle zone segnate dagli errori della storia del centro Europa. E’ decisamente auspicabile che l’Italia sia in prima linea in questo prezioso aiuto umanitario.

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