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Matera

Crisi al Comune, non passa
la sfiducia a Tortorelli

La grana del vicesindaco. Lionetti e Adduce: Ripetute violazioni di incompatibilità di cariche

Crisi al Comune, non passala sfiducia a  Tortorelli

La crisi politica è rimasta sotto traccia ieri mattina nella seduta del Consiglio comunale che ha bocciato la mozione di sfiducia al presidente Angelo Tortorelli, presentata da tutti i consiglieri dell’opposizione, dal centrosinistra al Movimento 5 Stelle. Ma i segnali che l’hanno denunciata sono stati molti. Primo fra tutti l’assenza dell’assessore alle Politiche sociali e alla Pubblica istruzione, Marilena Antonicelli, che ha già in tasca la lettera di dimissioni. Un’assenza casuale? «No», ha risposto lapidario il consigliere Angelo Cotugno, di Matera Capitale. Il gruppo di maggioranza che fa capo all’ex assessore regionale Vincenzo Santochirico ha ufficialmente aperto la crisi, non avendo gradito la nomina a vice sindaco dell’assessore al Bilancio, Eustachio Quintano, «uomo di Angelo Tosto», perché «inopportuna», fuori dagli accordi e perché avrebbe rotto gli «equilibri politici» nella coalizione civica rafforzando l’«asse tra De Ruggieri e Tosto».
Tutto questo mentre fuori dall’aula consiliare si ventilano ipotesi di «governissimo» da parte di Pasquale Dilorenzo, leader di Matera Si Muove, e considerato da Matera Capitale un portatore d’acqua di Tosto, confermando le perplessità suscitate da Quintano nella sua prima intervista televisiva da vice sindaco quando ha rivolto un doppio appello, «uno all’unità interna alla maggioranza e l’altro, una apertura, alle forze di opposizione e alle forze sane che hanno cuore il destino della città». Le due uscite hanno reso ancora più incandescente il clima politico all’interno della maggioranza ricevendo già la prima risposta negativa, altro segnale, da Salvatore Adduce, capogruppo del Pd: «Non andiamo in soccorso a nessuno», ha detto a chiare lettere. Significa che il discorso, tutt’al più, rimarrebbe aperto agli «antezziani», ma a prezzo di comporre un’altra maggioranza, diversa da quella votata dai materani e frutto di accordi non trasparenti.
La seduta consiliare si è aperta e si è chiusa con espressioni e impegni di solidarietà per le popolazioni colpite dal terremoto. Tortorelli non c’era. Ha deciso di non partecipare ai lavori per non creare «imbarazzo» ai consiglieri chiamati a votare la mozione di sfiducia che lo riguardava. Ad illustrarla è stato il consigliere Pasquale Lionetti, di Alleanza per l’Italia, il quale ha chiesto l’immediata decadenza del presidente del Consiglio comunale, che ha un ruolo di direzione e garanzia per tutte le parti politiche rappresentate nell’assemblea e invece, secondo l’opposizione, sarebbe di parte, favorendo la maggioranza di cui è espressione. In particolare gli è stato contestato di aver impedito la verifica del numero legale chiesta dallo stesso Lionetti nella seduta del 13 settembre e di aver concesso la parola ad altri consiglieri «con il malcelato scopo di far trascorrere tempo utile all’arrivo di altri consiglieri di maggioranza in modo che si raggiungesse il numero legale». L’episodio, definito «particolarmente grave», sarebbe stato preceduto da altre violazioni del regolamento. La prima, nella seduta del 4 febbraio scorso, per aver «proceduto personalmente all’appello», nonostante continui richiami dei consiglieri di minoranza, finanche in assenza del segretario generale, deputato a farlo. La seconda, il 18 luglio 2015, per aver limitato la discussione su una questione di legittimità sollevata da Adduce in relazione all’atto di nomina della Giunta mettendo «precipitosamente» ai voti la proposta di un consigliere di maggioranza che chiese di aggiornare la seduta.
La sfiducia nei confronti di Tortorelli è stata motivata con «la persistenza di comportamenti non improntati al rispetto del regolamento, dello statuto e della giurisprudenza», che avrebbero dimostrato «il cattivo esercizio della funzione, in quanto ne risulta viziata la neutralità necessaria a garantire l’intera assemblea consiliare», ma anche per «la palese incompatibilità con la sua carica di vice presidente del Conai, consorzio privato che si occupa di rifiuti e di recupero, riciclo e valorizzazione di imballaggi».
Tortorelli è finito sotto accusa anche per il cumulo di cariche, essendo presidente della Camera di commercio e di Unioncamere, vice presidente della Fondazione Matera Basilicata 2019 e del Conai, presidente di Confcommercio e di Assonautica, nonché componente del consiglio di amministrazione del consorzio Dintec. Le ha elencate tutte Adduce secondo il quale per la «molteplicità delle cariche ricoperte», Tortorelli dedicherebbe poco tempo al suo ruolo di presidente del Consiglio comunale, ma non avrebbe rinunciato ad attribuirsi il cento per cento delle indennità e consentito al Comune di «risparmiare almeno la metà dei 35 mila euro che percepisce». Il capogruppo del Pd ha persino considerato un esempio di «noncuranza» l’assenza del diretto interessato.
A sostegno della mozione si sono espressi anche i consiglieri Pietro Iacovone del Pd, Antonio Materdomini, del M5S, e Nico Trombetta, della lista Insieme. Nel suo intervento però Iacovone ha ammesso non esserci alcuna incompatibilità, per legge, tra la carica di presidente del Consiglio comunale e la vice presidenza al Conai. Contro la mozione hanno parlato Angelo Cotugno, Gaspare L’Episcopia, Paolo Manicone e Antonio Bianco oltre al sindaco Raffaello De Ruggieri. Cotugno per primo l’ha definita un’azione dall’esclusivo «valore politico», legittima ma «non condivisibile», perché la sfiducia in realtà si sarebbe riflessa sulla maggioranza e sul sindaco e ha invitato l’opposizione a ritirarla. «Non mi sento di dire che ci sia un fondamento dirompente di illegittimità e di comportamenti antigiuridici e anti regolamentari», ha rilevato De Ruggieri sulla mozione escludendo l’esistenza di «ruoli di incompatibilità» e aggiungendo che «non si può decapitare un presidente del Consiglio che ha realizzato un comportamento istituzionale di assoluta dignità e qualità». Il sindaco ha difeso Tortorelli e gli ha espresso solidarietà ricordando che «ha portato fuori dalla città il valore di Matera e delle sue componenti creative».
La mozione è stata bocciata con 10 voti a favore e 17 contrari. Ma alla maggioranza sono mancati i voti di Augusto Toto, di Forza Matera, e di Rocco Buccico, indipendente, che si sono allontanati dall’aula dopo aver appoggiato insieme con il consigliere Eustachio Dilena, di Forza Matera, la proposta avanzata da Antonio Iacovone, del Pd, di procedere con voto segreto. Dodici i consiglieri a favore e 17 i contrari. Altri segnali della crisi politica nella maggioranza, sganciati però dalla nomina di Quintano.

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