Martedì 11 Agosto 2020 | 06:08

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Matera, via al restauro di San Giovanni in Monterrone

Il sito rupestre nel Sasso Caveoso verrà riportato al suo antico splendore

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foto Genovese

Sarà presto riportata al suo originario splendore la Cripta della chiesa di San Giovanni in Monterrone, collocata nel cuore del Sasso Caveoso, uno degli esempi più significativi di architettura “sacra” dell’intero territorio materano. Risalente all’XI secolo, la chiesa abbandonata in seguito allo sfollamento dei rioni di tufo, è stata da sempre oggetto di studi da parte di storici e studiosi che sollecitarono già nel 1973 le autorità ecclesiastiche e pubbliche di intervenire per la conservazione del sito.
Nel 1974 il monito non rimase inascoltato. L’Ente Provinciale del Turismo finanziò il primo intervento di messa in sicurezza dell’intero complesso del Monterrone. Si procedette alla pulizia del sito, alla demolizione dell’ossario, al rifacimento delle murature abbattute dai vandali, alla sistemazione della porta d’ingresso e alla realizzazione dell’impianto di illuminazione. Altri lavori furono realizzati in previsione del Grande Giubileo del 2000. In seguito all’abbattimento di un edificio abusivo degli anni ‘50, il fianco roccioso è rimasto esposto per molti anni alle intemperie, situazione che ha portato alla diffusione dell’umidità che ha interessato le superfici affrescate ricoprendole di efflorescenze saline, muffe e incrostazioni. Da qui la necessità di ulteriori interventi che presto saranno realizzati grazie al contributo dell’azienda Rigoni di Asiago e Fondaco Italia.


Il progetto di restauro della Cripta, e in particolare degli affreschi, è stato presentato ieri mattina nella sala degli Stemmi, dall’arcivescovo di Matera-Irsina, monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo, che non solo ha sottolineato quanto questo intervento servirà a riportare alla suo originaria bellezza un importante sito che è parte integrante del ricco patrimonio artistico e culturale del territorio, ma ha anche annunciato che presto, in data da definirsi, anche gli affreschi conservati nel Museo di Palazzo Lanfranchi, ritorneranno nelle chiese rupestri da cui provengono. Il progetto di restauro che a breve interesserà la Cripta di San Giovanni,e che, come ha ricordato don Michele Leone, direttore dell’ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi, è il terzo realizzato nel sito, è sostenuto dall’imprenditore Andrea Rigoni, presidente della Rigoni di Asiago e dal presidente di Fondaco Italia Enrico Bressan. Due realtà consolidate sul territorio nazionale che collaborano dal 2015 e insieme hanno già realizzato interventi di restauro importanti che hanno interessato Milano, Venezia, Roma e oggi la città dei Sassi. Un sostegno necessario, hanno dichiarato, per conservare e valorizzare il patrimonio culturale italiano e nello specifico, quello di Matera scelta in virtù del suo titolo di Capitale europea della cultura nel 2019.

Quanto al restauro della cripta e degli affreschi.
«Si procederà per fasi. Nella prima – ha spiegato Luca Pantone responsabile scientifico degli interventi – lo staff di professionisti affiancati dagli studenti dell’Università della Basilicata, procederà a una mappatura grafica e fotografica del sito, a cui seguirà un’indagine diagnostica per approfondire la conoscenza dello stato conservativo e delle tecniche esecutive, per stabilire i differenti periodi dei cicli pittorici e individuare i materiali adoperati nei diversi interventi già effettuati. Poi, una volta tolta la patina biologica, verrà eseguita la messa in sicurezza degli affreschi, in modo da consolidare l’adesione e la coesione del substrato pittorico e degli intonaci. Successivamente si procederà alla pulitura per riportare alla luce le cromie originali. Le lacune di minor entità invece saranno risarcite matericamente a livello degli affreschi, mentre per quelle di media e grande entità si procederà sottolivello, per arrivare infine al reintegro pittorico riconoscibile. Tutte le fasi potranno essere monitorate collegandosi alla piattaforma internazionale skyline. I lavori termineranno il 12 settembre 2019».
A gestire la chiesa, che nelle fasi di restauro resterà aperta al pubblico, è la cooperativa Oltre l’Arte presieduta da Rosangela Maino. Una realtà in cui operano 35 ragazzi, tra cui 5 diversamente abili assunti con un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Un esempio virtuoso di come la cultura sia anche al servizio del sociale in un momento di forte crisi del sistema produttivo e del mondo lavorativo.

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