«Nel match tra Como e Lecce, si troveranno di fronte due club agli antipodi per filosofia societaria, ma che hanno una loro unicità. Nel Salento, da alcune stagioni, si fa calcio con il monte ingaggi più basso di tutta la A, puntando soprattutto su calciatori giovani e sconosciuti che, quando raggiungono certi livelli, vengono ceduti per finanziare il mercato seguente, con l’obiettivo di inseguire una nuova salvezza. In riva al Lario, di contro, una delle proprietà più ricche d’Europa, da alcuni anni investe tanto per mettere su una squadra che possa raggiungere, nel breve termine, traguardi di grande rilievo, ma ha scelto di non puntare su calciatori navigati, ma su elementi che, a dispetto della verde età, hanno già dimostrato di valere». Ad analizzare in questa chiave la gara in programma sabato, alle 15, tra l’undici diretto da Cesc Fabregas e la formazione allenata da Eusebio Di Francesco è Andrea Ardito, doppio ex dei due sodalizi, che ha giocato in massima serie con Lecce, Torino e Siena, compagini con le quali ha anche conquistato la promozione dalla B alla A, impresa riuscitagli anche con la maglia del Como.
«Tra le due prossime avversarie c’è un gap tecnico notevole, come del resto sono diversi gli obiettivi ed il cammino effettuato in questo torneo - sottolinea l’ex centrocampista - Che i salentini dovessero lottare per la permanenza e che dovessero soffrire per raggiungerla lo si sapeva già in estate. Così come ero convinto che i lariani avrebbero fatto un salto di qualità ulteriore, reso possibile dalla continuità garantita al progetto con la conferma di Fabregas, che è senza dubbio un valore aggiunto. Non è un casuale che il Como sia vicino alla zona Champions e non mi meraviglierei se la centrasse già quest’anno».
Sabato, il pronostico sarà tutto dalla parte della formazione dei fratelli Hartono, i miliardari indonesiani proprietari della società: «La cifra tecnica a disposizione dei due allenatori è nettamente differente ed i lariani l’hanno messa in mostra nel turno precedente, sul campo della Juventus, ma anche in altre gare contro diverse big. Invece, hanno qualche problema, a volte, quando si trovano di fronte complessi che si chiudono e concedono pochissimi spazi, per poi ripartire di rimessa. Suppongo che è ciò che farà il Lecce, che ha sin qui messo in mostra una buona compattezza. I salentini, però, non dovranno rinunciare a pungere in avanti perché altrimenti, prima o poi, capitoleranno. Inoltre, Falcone e compagni dovranno stare attenti anche sulle palle inattive, che il Como sa sfruttare a dovere».
Sul cammino sin qui effettuato dal Lecce, Ardito sottolinea: «È in linea con le aspettative. Ha attraversato un paio di periodi nei quali è sembrato in notevole affanno, ma ne è sempre uscito con caparbietà e tanto cuore. Da calciatore, in tutte le serie nelle quali ho militato, sono sempre stato un combattente e mi sono spesso esaltato nei confronti che vedevano la mia squadra opposta a compagini più blasonate e quotate. Penso che anche i ragazzi guidati da Di Francesco ci tengano particolarmente e fare bene in simili match. In piazze come quella salentina si avverte molto il senso di appartenenza della gente, che si trasferisce nello spogliatoio. Sono aspetti che si vivono a pelle, che coinvolgono ed uniscono, creando una incredibile unione».
All’andata, il Como si è imposto al “Via del Mare”, ma a dare l’abbrivio al successo dei lariani è stata una sbracciata di Nico Paz ai danni di Ylber Ramadani non sanzionata dall’arbitro: «Ho visto la sfida in televisione e ricordo bene l’episodio. Uno dei tanti, troppi, ai quali, nella stagione in corso, non è stata data uniformità di valutazione. Il resto lo ha fatto una sfortunatissima deviazione di Tiago Gabriel che ha impresso alla sfera una traiettoria imparabile. Quando i lariani sbloccano il risultato, poi diventa dura per chiunque perché con la loro qualità, vanno a nozze negli spazi e sono abilissimi a fare male». L’ultima chiosa di Ardito è sulla bagarre-salvezza: «Verona e Pisa hanno pochissime chance di farcela. Oltre al Lecce, vedo coinvolte, la Cremonese, che all’andata sembrava destinata ad un campionato tranquillo, la Fiorentina, che potrà evitare di restare sulla graticola sino in fondo solo se riuscirà ad inanellare un filotto vincente nelle prossime quattro-cinque gare, il Torino ed il Genoa, che possono contare su un lieve margine, ma non hanno continuità. Qualche rischio lo corre anche il Cagliari, che però, soprattutto in casa, sa farsi rispettare».
















