C’è stato uno strano senso di déjà vu al gol del vantaggio dell’Inter, che ha dato il là alla vittoria dei nerazzurri per 0-2 al «Via del Mare» contro il Lecce. Esattamente come nel match di andata, disputatosi poco più di un mese fa a «San Siro», i giallorossi si sono resi protagonisti di una buona prova, mantenendo in equilibrio il match fino al 75’ di gioco. Poi, nell’ultimo spezzone di partita, è arrivato il guizzo dell’Inter che ha fatto venire meno le ambizioni dei salentini.
All’andata fu Esposito, sabato sera ci ha pensato Mkhitaryan a sbloccare la gara, prima del definitivo raddoppio di Akanji. Un ko che lascia l’amaro in bocca ai giallorossi, che possono comunque vedere il bicchiere mezzo pieno. La compagine salentina ha provato a giocarsi le sue armi migliori per incartare la partita alla capolista e per larghi tratti del match ci è riuscita, almeno fino all’ultima parte di gara. La richiesta di Eusebio Di Francesco alla vigilia era stata esattamente questa, provare a mantenere l’equilibrio dell’incontro per almeno due terzi della partita e poi provarci nella parte finale.
È mancato l’ultimo auspicio, complice un Lecce che in avanti ha creato davvero troppo poco per provare a impensierire l’Inter. La fase offensiva è il tallone d’Achille di questa squadra, lo testimoniano i numeri, e anche contro i nerazzurri è mancata un po’ di pulizia tecnica nelle giocate per provare a fare male all’avversario. I giallorossi non si sono limitati a rintanarsi sotto la linea del pallone, ma hanno provato anche a rendersi pericolosi portando la pressione alta sugli avversari. Il rammarico è che, molto spesso, i palloni recuperati con grande sforzo nella metà campo avversaria vengono gestiti con troppa fretta e poca precisione, vanificando quelle che potrebbero essere preziose opportunità per creare i presupposti utili ad arrivare al gol. Di contro, in fase difensiva il Lecce è stato quasi impeccabile. La squadra di Di Francesco denota una grande capacità di chiudere gli spazi in fase di non possesso, bloccando gli sbocchi al gioco dell’avversario.
Con l’Inter a gestire il possesso del pallone, i salentini si sono schierati con una difesa a cinque, con Veiga abile a stringersi più verso il centro della linea e Pierotti generoso nell’abbassarsi per agire da quinto della retroguardia. Una chiave di lettura che è stata utile per bloccare diverse soluzioni offensive dell’Inter. La pecca è stata la superficialità nella gestione dei calci piazzati sul finale di gara, perché le due reti che hanno indirizzato il match sono arrivate entrambe sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Mkhitaryan ha avuto la possibilità di calciare a rete in colpevole solitudine, mentre Akanji ha potuto staccare di testa al centro dell’area senza troppi problemi.
È mancata così la cura dei dettagli a un Lecce comunque coriaceo, che malgrado la sconfitta può lavorare su diversi spunti in chiave futura. All’orizzonte c’è già la partita di sabato contro il Como, una delle squadre più in forma del campionato, reduce dal roboante successo in trasferta contro la Juventus. Una trasferta difficile quella che vedrà il Lecce protagonista sul campo dei lariani, ma con le giornate che diminuiscono da qui alla fine del campionato ogni occasione è buona per provare a strappare importanti punti salvezza.
In attesa della ripresa degli allenamenti, che Di Francesco ha fissato per questo pomeriggio sul campo di Acaya, c’è apprensione per le condizioni di Gaspar. Il difensore centrale angolano è uscito dopo appena un minuto di gioco nella sfida contro l’Inter, dopo essere andato in contrasto in scivolata, all’interno dell’area di rigore, per opporsi a una conclusione di Thuram. Nel secondo tempo, Gaspar è stato visto rientrare dagli spogliatoi con le stampelle, vistosamente dolorante, per seguire la seconda parte della partita dalla panchina. La prima diagnosi è di un trauma al ginocchio sinistro, ma saranno necessari gli esami strumentali per capire l’entità del problema. Il rischio che il Lecce spera di scongiurare è quello di un lungo stop.
















