La riunione

Lecce, tre progetti nel futuro dell’anfiteatro

Gaetano Gorgoni

Esperti, Comune e Soprintendenza insieme per la scelta. il sindaco: «Cercheremo di selezionare la proposta capace di valorizzare al meglio sia la città romana che la piazza»

Tre progetti per valorizzare l’anfiteatro romano, per riconnetterlo meglio con piazza Sant’Oronzo e ridisegnare il rapporto tra il monumento e il cuore urbano di Lecce.

Il prossimo 2 marzo esperti, tecnici e rappresentanti delle istituzioni si riuniranno attorno allo stesso tavolo con la Soprintendenza e il Comune per valutare le proposte e individuare quella capace di valorizzare al meglio uno dei simboli della città. La legge impone la presentazione di tre soluzioni differenti e l’amministrazione ha rispettato l’obbligo, aprendo ora la fase più delicata: la scelta del progetto più efficace e sostenibile.

«La legge ci impone di presentare tre progetti differenti e così abbiamo fatto - spiega il sindaco Adriana Poli Bortone - con la commissione cercheremo di selezionare il progetto capace di valorizzare di più la Lecce romana e la piazza. Con il dottor La Rocca e la dottoressa Russo riuniremo la Commissione tecnica con la Soprintendenza, per vagliare tutte le idee progettuali e verificarne la fattibilità».

Le risorse disponibili, pari a 18 milioni di euro, consentono di immaginare un intervento ampio e strutturato. Tra le ipotesi più rilevanti c’è la realizzazione di un percorso sotterraneo che permetta di scoprire e raccontare la parte non visibile dell’anfiteatro, trasformando l’area in un’esperienza immersiva capace di unire ricerca archeologica, fruizione culturale e valorizzazione turistica. Ma il progetto riguarda anche la superficie e, soprattutto, il modo in cui la piazza dialoga con il monumento. Uno dei nodi principali è quello degli affacci: si valuta la possibilità di migliorare la visibilità dell’anfiteatro eliminando l’attuale balaustra in pietra, così da rendere più aperta e continua la percezione dello spazio archeologico.

Uno dei possibili affacci da liberare è quello di via Verdi, dove gli scavi sono stati conclusi e l’area viene ricoperta con il basolato. Poi, c’è l’accesso da via Di Biccari, dove alcuni dislivelli creano barriere visive e fisiche che qualcuno intende eliminare per rendere più fluido il collegamento con la piazza. Si tratta, in parte, di soluzioni già emerse negli anni scorsi e ora riprese all’interno di una visione organica.

Nel dibattito pubblico non mancano, tuttavia, richiami alla prudenza. Tecnici e osservatori invitano a evitare errori già commessi altrove, come in piazza Castromediano, dove le strutture in vetro e rame pensate per mostrare i resti sottostanti si sono rivelate poco funzionali: superfici spesso appannate, scarsa leggibilità e una significativa riduzione dello spazio fruibile. Un precedente che pesa nelle valutazioni e che rafforza la richiesta di soluzioni semplici, durature e realmente efficaci.

Intanto proseguono le attività di scavo in via Alvino. «In quell’area si continua a lavorare per vedere cosa si può mettere in luce, soprattutto del contrafforte emerso e della torre - spiega la prima cittadina - Come dovranno essere fruiti questi ritrovamenti sarà stabilito dal comitato, scegliendo il progetto migliore».

L’idea del percorso sotterraneo resta dunque sullo sfondo come una delle opzioni più suggestive, ma la decisione finale spetterà al tavolo tecnico chiamato a bilanciare tutela, funzionalità e qualità urbana. La sfida è ambiziosa: riportare alla luce ancora un po’ di storia di Lecce senza snaturare la piazza, cuore pulsante del centro storico.

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