No ad un nuovo arresto per l’ingegnere Maurizio Laforgia, indagato nel procedimento penale della Procura di Lecce in cui è coinvolto, tra gli altri, anche l’ex assessore regionale allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei pm salentini contro l’ordinanza del Riesame che a fine luglio ha annullato l’arresto del professionista, evidenziando «il ridimensionamento della gravità indiziaria a carico di Laforgia, con specifico riguardo alle incolpazioni provvisorie avanzate nei suoi confronti» e la «insussistenza di un concreto e attuale pericolo di reiterazione dei reati a lui ascritti».
Secondo la Procura di Lecce «il tema della gravità indiziaria, sia pure “rimediato” o “ridimensionato”, è stato positivamente scrutinato» e per questo ha insistito sull’applicazione di una misura cautelare. I giudici della Suprema Corte hanno cassato l’impugnazione, condividendo evidentemente gli argomenti evidenziati dai colleghi del Riesame e dalla difesa dell’indagato, gli avvocati Michele Laforgia e Viola Messa.
Nell’inchiesta, ormai chiusa, i pm Alessandro Prontera e Massimiliano Carducci contestano l’esistenza di una associazione a delinquere e ritengono che Delli Noci, tramite l’ingegnere Maurizio Laforgia, si sia messo a disposizione degli imprenditori Alfredo Barone e Corrado Congedo ottenendo in cambio favori (assunzioni) e contributi per la campagna elettorale del 2020. Nei confronti di Delli Noci è ipotizzata la corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio.
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