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In Puglia e Basilicata

Il caso

Lecce: no dei prof, sì del Tar all’esame di maturità

Il Tar di Lecce

Il Tar di Lecce

Il consiglio di classe aveva deciso di bocciarli. Ma i giudici hanno dato loro la possibilità di sostenere la prova. E alla fine due liceali sono stati promossi

11 Agosto 2022

Rosario Faggiano

LECCE - Non ammessi all’esame di maturità dal Consiglio di classe, due studenti sostengono e superano le prove dopo aver ottenuto l’ammissione con riserva a seguito di ricorso al Tar. L’epilogo per entrambi, sancito da due distinte sentenze dei giudici amministrativi, è che oggi risultano regolarmente diplomati. La «particolare» vicenda, come accennato, riguarda due studenti frequentanti una scuola del capoluogo (un liceo scientifico) i quali, dopo aver appreso la non ammissione all’esame di Stato, hanno deciso l’azione legale.

Ecco di seguito uno dei passaggi eloquenti delle due sentenze dei giudici della Seconda sezione del Tar (presidente Roberto Michele Palmieri, estensore Nino Dello Preite) riportato dopo aver evidenziato «consolidati principi giurisprudenziali da cui la Sezione non ha motivo di discostarsi», ovvero precedenti pronunciamenti del Consiglio di Stato e di diversi altri Tar.

«Il superamento degli esami di maturità - si legge in un virgolettato della sentenza - assorbe il giudizio negativo di idoneità espresso dal Consiglio di classe, sospeso in sede giurisdizionale con l’ammissione con riserva del candidato agli esami stessi. Deve infatti ritenersi preminente la considerazione che l’esame di maturità, pur vertendo, all’epoca del giudizio, su di un numero di materie più limitato di quelle prese in considerazione dal Consiglio di Classe, ha comportato ugualmente una valutazione globale dello studente, con l’apprezzamento anche del curriculum di questi, ivi inclusi i giudizi negativi manifestati dallo stesso Consiglio di classe nella fase prodromica. La Commissione d’esame, pertanto, discostandosi, nel caso di specie, dal giudizio di non ammissione, supera ogni diversa valutazione circa la maturità del candidato in questione».

Da tutto ciò, dunque, il Tar ha ritenuto i ricorsi originari ormai improcedibili «per sopravvenuto difetto di interesse».

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