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Irene Scardia, un disco tra Virginia Woolf e Ludovico Einaudi

«Una stanza tutta per me» l'ultimo lavoro discografico della pianista salentina

Irene Scardia, un disco tra Virignia Woolf e Ludovico Einaudi

Bari - È  una scintilla letteraria che rimanda a Virginia Wolf e al suo «Una stanza tutta per sé» ad aver ispirato Irene Scardia per il suo nuovo album intitolato «Una stanza tutta per me», undici istantanee musicali più un bonus track fuori scaletta nelle quali la pianista e compositrice salentina si sforza di racchiudere dei momenti di vita, quotidiana e interiore, che la presentano in più vesti: compositrice, interprete raffinata, ma anche manager della propria etichetta discografica, la Workin' Label, che edita questo disco registrato nel Sudeststudio di Guagnano.

Di formazione classica, ma dagli interessi ampi che spaziano dal jazz alla musica d’oggi, la Scardia si orienta sulla strada un tempo solitaria del pianismo contemporaneo inaugurata – almeno in Italia – da Ludovico Einaudi, ma sa volgere lo sguardo anche verso altri rappresentanti del cosiddetto Nuovo Minimalismo fra i quali, almeno sotto il profilo più squisitamente compositivo, sembra di poter riconoscere anche il francese Yann Tiersen. In questo senso, il nuovo album propone agli ascoltatori una piacevole summa di questi interessi, che prendono corpo nei vari brani assumendo delle forme cangianti alla stessa maniera dei sentimenti che intendono esprimere.

Con la sapiente collaborazione di Giampaolo Laurentaci al contrabbasso e Filippo Bubbico alla batteria, la Scardia si incammina attraverso brani come «The Rest» – che ha anticipato l’uscita del cd come singolo e anche videoclip curato da Diego Perrone -, il danzante «Non ti scordar di te», «Aspettami», che si fa apprezzare per il suo respiro quasi cinematografico o il minimalista «Quello che so del cielo». La title track si rivela particolarmente efficace anche grazie alle sonorità cristalline del vibrafono di Giacomo Riggi, che dialoga in maniera leggiadra con il pianoforte. «Quando meno te l’aspetti» sembra voler tradurre in musica l’imprevedibilità della nostra esistenza attraverso una continua alternanza di atmosfere che trasportano il tema da un canto
notturno a un crescendo ritmico, per poi stemperarlo su un pedale latino. 

Il funk beat di «In viaggio» è forse l’unica apertura ad aromi di derivazione jazzistica, mentre il pianoforte solo domina la scena nell’ispirato «Semplice» e in buona parte di «Dove andiamo» le cui nuances dal sapore a tratti debussyano conducono a un finale in trio che suona come l’alba di un nuovo giorno.

Le ultime due tracce si arricchiscono infine della collaborazione di Carolina Bubbico, che firma anche le liriche di «Prima del volo», la cui melodia dalla metrica bizzarra per un brano vocale si fa apprezzare proprio per la sua capacità di andare fuori dai consueti canoni della canzone. «Clara» è invece un quadretto delicato che impegna la Bubbico nella veste di arrangiatrice e vede la formazione ampliata dal flauto di Clara Calignano e dal violoncello di Claudia Fiore.

Una «stanza» creativamente ordinata, quella di Irene Scardia, ma soprattutto capace di rispecchiarne il mondo emotivo e musicale. 

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