Martedì 19 Marzo 2019 | 03:00

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È arrivata l’ultima tappa dei Negramaro del tour Amore che torni e che si consumerà questa sera alle 21 allo stadio di Via del Mare a Lecce. In scena: Giuliano Sangiorgi (voce), Emanuele «Lele» Spedicato (chitarra), Ermanno Carlà (basso), Andrea «Andro» Mariano (tastiere), Andrea «Pupillo» De Rocco (campionatore e organetto) e Danilo Tasco (batteria)

Negramaro, stasera a Lecce il gran finale

Giuliano Sangiorgi

È arrivata l’ultima tappa dei Negramaro del tour Amore che torni e che si consumerà questa sera alle 21 allo stadio di Via del Mare a Lecce. In scena: Giuliano Sangiorgi (voce), Emanuele «Lele» Spedicato (chitarra), Ermanno Carlà (basso), Andrea «Andro» Mariano (tastiere), Andrea «Pupillo» De Rocco (campionatore e organetto) e Danilo Tasco (batteria).

Sangiorgi, sei live negli stati con tutto esaurito. Si aspettava questa accoglienza?

«I sogni si sognano, poco importa se si realizzino o meno. Questo si è realizzato nel più grande dei modi, ma, alla fine, al risveglio dell’ultimo giorno, prima dell’ultimo concerto di questo tour negli stadi nella nostra Lecce, resta pur sempre l’odore di quel sogno che continueremo sempre a rincorrere. “La felicità è qualcosa da cercare senza mai trovare” e, una volta trovata, si cerca la prossima».

Cosa ha preparato di particolare per la «sua gente»?

«Il concerto a Lecce si impregnerà di quel sentimento gigantesco che solo la tua terra d’origine sa darti. La nostra città, sarà lei a indicarci la via per un concerto straordinario».

Molti la identificano come il portabandiera della musica pugliese, quasi a rappresentare la continuità con il grande Domenico Modugno. Si sente addosso questa responsabilità?

«Intergalattiche distanze mi e ci separano, con immensa stima e infinito rispetto, dall’unico e inimitabile Mimmo. Non sento la responsabilità di quel che faccio perché sono essenzialmente quel che faccio. Quando sei quello che scrivi hai soltanto il dovere di essere te stesso, sempre. Non avrai mai nulla da difendere o esaltare se quello che racconti è la tua verità».

La Puglia dell’accoglienza da sempre rappresenta l’approdo per popoli in cerca di un riscatto. Che idea si è fatta in virtù di quanto sta accadendo sul tema della migrazione?

«La terra è di tutti e non solo di chi ci nasce addosso, per fortuna o per sbaglio che sia. Il mare è una cerniera tra i popoli da sempre, il mondo liquido in cui si mescolano genti e culture da millenni. Il mare è tutto quello da cui veniamo e di cui siamo fatti. Oggi siamo noi a stravolgere il suo significato vitale, riempiendolo di quella che è la sua negazione, di morte, gonfiandolo di corpi in putrefazione e ricoprendolo di anime, spentesi negli abissi, vive un tempo sulle onde in tempesta, aggrappate alla speranza di essere salvate da gente come noi sulla riva, che avrebbe potuto aiutarle, ma che ha scelto di “temporeggiare”. Quanto tempo ha davanti a sé un bimbo che annega? Quello di farsi “rimbalzare” da un porto all’altro, da un politico all’altro?! No. Solo il tempo di una mano tesa: di chiunque, purché “umana”. Ognuna di quelle vite potrebbe essere la nostra. Un tempo siamo stati migranti e oggi, ce ne siamo dimenticati».

Nei moti epocali che stiamo vivendo, come immagina il futuro di sua figlia che sta per vedere la luce?

«Avrà tutto quello di cui ha bisogno un bimbo oggi, come del resto ieri: l’amore infinito di un padre e di una madre che la ameranno fino a farle capire che l’unico modo per vivere gli altri è quell’amore stesso e la diversità non sarà mai qualcosa di cui parlare».

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