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In Puglia e Basilicata

agricoltura e ambiente

Veleni contro la Xylella ma quei pesticidi saranno la fine dell’apicoltura salentina

api

Monta la protesta contro il decreto Martina che obbliga gloi agricoltori all'uso di pesticidi per cercare di contrastare la xylella. Contrari i bio agricoltori e gli apicoltori

06 Maggio 2018

Pierangelo Tempesta

UGENTO - «I trattamenti previsti dal decreto Martina segneranno la fine dell’apicoltura nel Salento e nella Valle d’Itria». Non usa mezzi termini, l’apicoltore Roberto Polo, per descrivere il destino dell’apicoltura salentina dopo l’introduzione delle nuove norme che impongono l’utilizzo di pesticidi per contrastare la diffusione della Xylella.

Polo gestisce l’azienda agrituristica «Sarruni», nelle campagne di Ugento, nel parco naturale, a pochi metri dal confine con Presicce. Da circa vent’anni porta avanti, con tecniche rigorosamente biologiche, anche una piccola apicoltura. «La situazione - spiega - non è delle migliori: fino a poco tempo fa riuscivo a produrre fino a 60 chili di miele con una sola cassetta di api, mentre oggi alcune cassette non ne producono affatto. Preferisco non prelevare quel poco miele prodotto, per lasciarlo alle api e, in questo modo, evitare che scompaiano del tutto. I trattamenti previsti dal decreto Martina non faranno altro che peggiorare ulteriormente la situazione, sancendo la fine dell’apicoltura nel Salento e nella Valle d’Itria». Si tratta, continua Roberto Polo, di «farmaci neurotossici che non causano la morte di singoli insetti, ma sterminano intere famiglie di api, oltre a tante altre specie. Ci stiamo avviando verso una situazione di non ritorno».

L’apicoltore ricorda che «circa l’80 per cento di ciò che noi mangiamo viene impollinato dalle api. L’introduzione di questi pesticidi, dunque, ci obbligherà ad importare da zone lontane tutto ciò che fino ad oggi abbiamo prodotto in loco. La situazione è già catastrofica, molte famiglie di api sono state sterminate. A ciò si aggiunga l’ignoranza di chi, quando si imbatte in uno sciame, anziché interpellare chi può raccoglierlo, usa pesticidi o fiamme per eliminarlo».

Gli apicoltori della zona, però, non hanno intenzione di stare a guardare lo scorrere degli eventi senza agire. «Per quanto mi riguarda - conclude Polo - ho già contattato i referenti del parco naturale, chiedendo anche a loro di prendere una posizione netta». L’auspicio dell’apicoltore ugentino è che tutti insieme ci si muova per evitare il declino dell’apicoltura e, più in generale, per tutelare la salute dell’uomo e la tutela dell’ambiente.

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