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MAURO CIARDO

GAGLIANO DEL CAPO - «Don Tonino Bello fu eccezionale anche nell’affrontare la malattia, non ho dubbi che diventerà santo prestissimo». È un ricordo carico di emozioni quello di Rocco Palese. Svestiti gli abiti da deputato che lo hanno portato alla vicepresidenza della commissione Bilancio, è tornato nel suo studio medico in quello che un tempo era l’ospedale di Gagliano, oggi trasformato in casa della salute: quando la struttura sanitaria aveva i reparti funzionanti a pieno regime, uno dei suoi pazienti più illustri fu proprio il compianto presidente di Pax Christi, sulla cui tomba, ad Alessano si recherà a pregare Papa Francesco il prossimo 20 aprile.

Il rapporto tra il presule e la malattia che lo condusse alla morte nel 1993 fu sereno. Testimone di quei momenti fu Palese, allora aiuto del chirurgo generale Luigi De Blasi che effettuò un intervento sul profeta di pace. Nello stesso ospedale lavorava come medico ostetrico il fratello di don Tonino, Marcello Bello, e fu la sua presenza a convincere il vescovo di Molfetta a scegliere una struttura periferica al posto dei grandi centri di cura.

«Don Tonino aveva cominciato ad avvertire alcuni malesseri tra aprile e maggio del 1991 - ricostruisce Palese - continui mal di pancia e inappetenza. Quando venne in vacanza ad agosto, Marcello lo convinse a sottoporsi ad alcuni controlli e negli ultimi giorni di quel mese gli fu purtroppo diagnosticato un tumore allo stomaco con metastasi epatiche. Fu sottoposto a un intervento chirurgico nei primi giorni di settembre e in attesa dei risultati dell’esame istologico rimase ricoverato in una piccola stanza, l’unica nel reparto maschile dove abbiamo potuto ricavare un letto singolo con bagno».

L’atteggiamento di don Tonino davanti al responso medico lasciò meravigliata l’equipe. «Una volta ottenuti i risultati del referto li comunicammo prima a Marcello - racconta ancora Palese - poi fu il primario De Blasi a prendere di petto la situazione. Entrammo io e lui nella stanza dove don Tonino ci aspettava, da solo. Quando seppe che la situazione era irrimediabilmente compromessa non si scompose, disse: “Va bene, sia fatta la volontà di Dio”. Lui rimase solo a metabolizzare ciò che gli avevamo appena detto. Non rimase turbato perché ritengo avesse già capito l’entità del male che lo affliggeva, ma continuò a ricevere visite e a incoraggiare chi veniva a trovarlo, sempre munito di una grande energia. Rimasi particolarmente colpito dalla forza che aveva, ogni pomeriggio, nel radunare pazienti e parenti e recitare il rosario davanti alla madonnina che si trova ancora oggi nell’atrio».

Don Tonino si sottopose ad alcuni cicli di chemioterapia assistito da Marcello nell’episcopio molfettese e periodicamente si recava a Gagliano per visite di controllo, fin quando la situazione, all’inizio del 1993, non precipitò. «Avrebbe potuto scegliere i migliori ospedali del mondo ma preferì restare nella sua terra - prosegue Palese - una decina di giorni prima di morire andammo a trovarlo io, De Blasi e la dottoressa Dora Miggiano. Avevamo davanti un uomo fuori dall’ordinario, che di fronte a una morte annunciata continuava a seminare tra la gente».

L’auspicio di Palese è che il percorso verso gli altari venga accelerato. «Don Tonino è già santo per tutti e la visita di Francesco, che come lui usa un linguaggio profetico e penetrante, credo sia un chiaro segnale verso la canonizzazione. La recentissima esortazione apostolica “Gaudete et exultate” sembra scritta proprio per questo».

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