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In Puglia e Basilicata

Il caso

Seccia rilancia contro il Csm: «Valutazione in tempi rapidi per la Procura di Reggio C.»

Seccia rilancia contro il Csm: «Valutazione in tempi rapidi per la Procura di Reggio C.»

Il magistrato pugliese: quel posto mi spetta

15 Maggio 2022

Redazione Inchieste

Domenico Seccia, 63 anni, magistrato barlettano, attuale sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, dopo aver vinto al Consiglio di Stato la battaglia per il posto di procuratore di Reggio Calabria, non se ne starà con le mani in mano. Dopo la pubblicazione della decisione della Settima sezione di Palazzo Spada (presidente Roberto Giovagnoli, relatore Fabio Franconiero) che ha demolito la nomina decisa 4 anni dal Csm nei confronti di Giovanni Bombardieri chiamato a ricoprire l’incarico lasciato da Federico Cafiero De Raho, non sembrerebbe disposto ad arretrare di un solo millimetro. Per questo, non è da escludere che avvierà le procedure previste dal Codice del processo amministrativo, e cioè il giudizio di ottemperanza, per costringere Palazzo dei Marescialli ad accelerare i tempi e conformarsi alle decisioni dei giudici amministrativi da cui emerge chiaramente la necessità di rifare la valutazione tra i due magistrati, il cui esito - fino a prova contraria - apparirebbe prevedibile.

La lettura della sentenza, che ha condannato il Ministero della giustizia a pagare 7mila euro di spese, lascia pochi spazi ad interpretazioni: la valutazione fatta nel 2018 non avrebbe tenuto conto del curriculum di Seccia, contrariamente a quanto avvenuto per Bombardieri. I giudici amministrativi, in una decisione di otto pagine, hanno ribaltato la decisione del Tar Lazio che un anno fa aveva respinto il ricorso di Seccia. Accogliendo la tesi dell’avvocato Alessandro Lucchetti, il Consiglio di Stato ha detto a chiare lettere che la valutazione favorevole alla nomina di Bombardieri alla Procura reggina risulta carente per non avere minimamente considerato l’esperienza del dottor Seccia nella trattazione dei procedimenti associativi «in cui il ricorrente ha svolto funzioni di coordinamento investigativo, in virtù dell’incarico di coordinatore della direzione distrettuale antimafia di Bari. A questa carenza - è detto in sentenza - si aggiunge l’ingiustificata ed illogica prevalenza attribuita al dottor Bombardieri per la maggiore conoscenza del fenomeno criminale ‘ndranghetista. La sua collocazione geografica nel distretto di Reggio Calabria non vale infatti a giustificare sul piano normativo e del testo unico sulla dirigenza giudiziaria una preferenza sul piano attitudinale di un aspirante magistrato rispetto agli altri». Per altri versi - secondo Palazzo Spada - la valutazione comparativa non avrebbe tenuto conto degli incarichi direttivi di Seccia, conferendo maggiore valore a quelli ritenuti dai giudici semidirettivi, determinando lo spostamento dell’ago della bilancia verso Bombardieri. Ora la palla torna di nuovo in mano al Csm nelle cui determinazioni Seccia ripone la massima fiducia.

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