Casimirri è da anni ormai cittadino nicaraguense a tutti gli effetti.
Alessio Casimirri , 47 anni, rimane l'unico latitante del gruppo delle Br che partecipò all'agguato di Via Fani e che rapì Aldo Moro. Nell'agguato, Rita Algranati - sua ex moglie, arrestata dalla Polizia il 14 gennaio al Cairo con Maurizio Falessi - ebbe un ruolo di segnalazione, mentre Casimirri partecipò attivamente al rapimento dello statista democristiano. L'ex brigatista, nome di battaglia «Camillo», prese parte anche ad altri attentati terroristici, e per questo su di lui pendono sei ergastoli emessi nel processo Moro-ter.
Prima di darsi alla latitanza, Casimirri faceva parte del servizio d'ordine di «Autonomia operaia» di via dei Volsci e gestiva insieme alla moglie un'armeria vicino piazza San Giovanni di Dio, a Roma. Presto assunse un ruolo di rilievo nella colonna romana delle Brigate Rosse. Oggi Casimirri vive in Nicaragua, dove è fuggito agli inizi degli anni Ottanta, tra il 1982 e il 1983, dopo aver vissuto da latitante in Libia e a Cuba.
Sommozzatore esperto, diplomato Isef, Alessio Casimirri svolge per anni in Nicaragua attività di pesca e ricerche subacquee. Grazie a queste sue capacità, l'ex Br sembra sia diventato anche istruttore degli incursori dell'esercito sandinista.
Infine ha aperto e gestisce un ristorante in pieno centro di Managua, da lui battezzato «Magica Roma».
Negli anni '80 Casimirri ottiene la cittadinanza nicaraguense grazie all'interessamento di esponenti sandinisti e al matrimonio, contratto senza aver ottenuto il divorzio dalla Algranati, con una ragazza nicaraguense, Raquel Garcia, sposata nel 1986. Anche in quell'occasione Casimirri adotta un falso nome e si fa chiamare Guido Di Giambattista. Più volte è stata chiesta dall'Italia l'estradizione di Casimirri . «Camillo» invece continua la sua vita a Managua dove, nel frattempo, ha avuto tre figli dalla sua seconda moglie. E dove ha aperto anche un secondo ristorante, «Grotta del sub».
Dopo l'arresto della Algranati e la nuova domanda di estradizione avanzata dall'Italia al Nicaragua, Casimirri si è presentato il 19 marzo scorso alla Procura Generale della Repubblica di Managua esibendo i documenti che provano la sua avvenuta nazionalizzazione nel 1988. Casimirri ha spiegato che la Corte Suprema di Giustizia gli ha restituito nel '99, con la sentenza n.
146, la nazionalità nicaraguense che gli era stata tolta nel '93 dal ministro dell'Interno dell'epoca, Alfredo Mendieta, il quale ritenne che in prima battuta l'avesse ottenuta in modo fraudolento e con l'appoggio dei sandinisti.
L'ex brigatista fuggito dall'Italia dopo il sequestro Moro e condannato all'ergastolo in contumacia, ha anche presentato una denuncia al ministro dell'Interno attuale e al direttore dell'ufficio per l'immigrazione nella quale spiega di temere che vengano messe in atto «azioni criminali» nei suoi confronti.
«Non dimentico -aveva detto al quotidiano 'El Nuevo Diario'- quello che ho passato negli ultimi undici anni: molti tentativi da parte della autorità italiane e diplomatici di questo paese, alcuni dei quali corrotti, di mettere in atto azioni contro la legge. Come il tentativo di sequestrarmi, narcotizzarmi mettermi in una cesta e portarmi con un pulmino alla frontiera. Ho i nomi di coloro che organizzarono questo nel 1996».
















