Sabato 20 Aprile 2019 | 14:39

 

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IL COMMENTO

Un Bari pigro e compassatoma è quinta vittoria consecutiva

Un Bari pigro e compassato
ma è quinta vittoria consecutiva

Partita bruttina, tremendamente lenta, di una noia mortale

Il risultato. E basta. Quinta vittoria consecutiva, la Turris che resta a distanza di sicurezza (+9). E un gollonzo che copre gli affanni e colora un pomeriggio che più grigio non si può. Bari pigro, compassato, involuto. Poche idee, pochissimo gioco. I punti, per fortuna, valgono uguale. E sono quelli che, il più delle volte, finiscono nelle tasche delle grandi squadre. Quelle che sanno vincere anche quando sembrano averne poca voglia. Massimo risultato col minimo sforzo, così si racconta dopo partite come quella di ieri al «San Nicola». Con un Bari che, addirittura, ha vissuto la parte finale della gara con un pizzico di apprensione di fronte a un Troina in grado di abbozzare finanche un mini forcing a caccia di un pareggio che, da queste parti, sarebbe stata una piccola Waterloo. O giù di lì. Cornacchini, forse, sentiva puzza di bruciato. Troppe sicurezze, quella pancia piena che spesso gioca brutti scherzi. E allora ha varato un Bari diverso: nel sistema di gioco (4-4-2) e in alcuni nuovi interpreti (Bianchi terzino destro, Mattera sul versante opposto e non centrale, Liguori e Bollino esterni con licenza di offendere). Un azzardo? Chissà. Difficile capirlo quando l’interpretazione generale è così fiacca. Poca corsa, pochissima aggressività, il pallone che si muoveva con una lentezza imbarazzante. Cosa che volete che conti schierare il tridente o due punte una accanto all’altra? È mancata anche la «pancia», la voglia di strappare, anche di produrre quella confusione che profuma di personalità. È un autogol a scavare le differenze tra Bari e Troina. Il risultato ci sta, certo. La vittoria biancorossa non è uno scippo. Però la squadra siciliana torna a casa col petto in fuori. Prestazione a tratti coraggiosa. Avesse pareggiato nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo. Troppa poca qualità, questa è la verità. Sennò per Cornacchini sarebbero stati potenziali guai. Il Bari sfonda al minuto 34’ dopo che una traversa aveva negato la gioia del gol al Troina dopo una punizione forte e precisa di Ferreira da Luz (20’). Tutto parte da un calcio d’angolo di Neglia corretto di testa da Simeri. Polizzi respinge, poi colpisce Di Cesare e il portiere fa un altro mezzo prodigio. Pallone già dentro? L’arbitro sembra lasciar proseguire il gioco. Sta di fatto che il pallone sbatte sul corpo di Modimbou e termina la sua corsa in rete. Stavolta il gol non ha il potere di sbrinare la partita. Che resta bruttina, tramendamente lenta, di una noia mortale. Poco ci manca, dopo 15’ della ripresa, che un altro gollonzo premi il Bari. Il portiere Polizzi sbaglia l’appoggio in uscita e prima Feola e poi Bolzoni non riescono a centrare lo specchio della porta. Cornacchini ricorre ai soliti cambi. Nulla, però, scalfisce l’andamento di questa gara. Gioca più il Troina, che ha coraggio ma pochissima qualità. Di emozioni neanche a parlarne. Anzi, una si riesce a viverla. Il ritorno in campo di Ciccio Brienza. Che si tuffa nella mediocrità con l’eleganza dei calciatori baciati dal talento. Due «rossi» per il Troina segnano la linea di demarcazione tra sogno e realtà. Ma il ritorno in Sicilia non sarà, poi, tanto triste. Dal «San Nicola» arriva una carezza. Bravi, ragazzi!

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