Mercoledì 11 Marzo 2026 | 18:02

Il Bari senza «faccia»: sabato si ricomincia da un altro spareggio salvezza

Il Bari senza «faccia»: sabato si ricomincia da un altro spareggio salvezza

Il Bari senza «faccia»: sabato si ricomincia da un altro spareggio salvezza

 
antonello raimondo

Reporter:

antonello raimondo

Il Bari senza «faccia»: sabato si ricomincia da un altro spareggio salvezza

Reggiana-Frosinone-Carrarese: una settimana per il «perdono»

Mercoledì 11 Marzo 2026, 15:48

Il Bari e le faticosa rincorsa verso l’obiettivo salvezza. Per chi si nutre di speranze non c’è dubbio che la cosa migliore sia guardare la classifica. Certo, recita penultimo posto. Agghiacciante per una piazza come Bari nel mare cadetto. Giochi apertissimi, ecco il punto cruciale. L’alternativa sarebbe trovare motivi di fiducia guardando il campo. E le prestazioni. Allora sì che ci vorrebbe una robusta dose di fantasia. O addirittura di «stomaco» dopo la terrificante scena muta in quel di Pescara. Nove giornate possono essere tante ma anche pochine. Soprattutto per una squadra che è riuscita nell’impresa di sciogliersi come neve al sole nonostante il biglietto da visita e l’«ossigeno» di due vittorie consecutive. Se la partita in terra abruzzese era una sorta di finale... quali conclusioni dovrebbero essere tratte? Nulla. Deserto emotivo. Depressione acuta.

Sabato si ricomincia da un altro spareggio salvezza. Al «San Nicola» arriva la Reggiana che nel 2026 ha collezionato nove punti in undici partite (due vittorie, una in casa e una a La Spezia, e tre pareggi, di cui due in trasferta). Emiliani poco prolifici: appena 29 le reti all’attivo, peggio hanno fatto solo Bari (25) ed Entella (27). I numeri difensivi non sono molto più confortanti: 42 le reti al passivo, due meno di quelle incassate dai biancorossi di Moreno Longo. A proposito, un punto in più in classifica per la squadra di Lorenzo Rubinacci, subentrato a Dionigi dopo la sconfitta a Catanzaro.

C’è un dovere, innanzitutto. A prescindere dal nome e dal valore dell’avversario. Cancellare l’onta di Pescara con una prestazione degna di tal nome. Ribadendo che non si tratta di giocare bene o male. Di vincere o perdere. Ma di essere dentro la partita. Con l’atteggiamento, la «testa», la cattiveria, l’umiltà. Cose che troppo spesso ci si è ripetuti in questi mesi di terribile mediocrità. In Abruzzo non s’è visto nulla. E non è una questione di impegno. Peggio, forse. Se i calciatori ce la mettono tutta e lo spettacolo (si fa per dire...) è quello visto all’«Adriatico»... fin troppo evidente che la situazione sia a mezza strada tra il «drammatico» e il paradossale. Ci si chiede quale possa essere la medicina giusta per evitare figuracce e salti all’indietro in classifica.

Risposte? Fino a domenica la speranza rispondeva al nome di Moreno Longo. Poi hanno visto tutti com’è andata a finire a Pescara. Con l’allenatore che ha disertato l’appuntamento di fine partita con la squadra riunita in cerchio preferendo, «nero» dalla delusione, raggiungere in fretta e furia gli spogliatoi. Longo non ha nemmeno parlato con i giornalisti. Anche se questa potrebbe essere una decisione presa dalla società. Ovvero, affidare il messaggio al direttore sportivo Di Cesare. In momenti così, d’altronde, con le parole c’è il rischio di fare peggio che in campo. Silenzio d’oro, già.

La Reggiana, sabato. E poi mercoledì a Frosinone, domenica in casa contro la Carrarese e il turno successivo sempre al «San Nicola» l’esame Modena. La squadra vista a Pescara avrebbe zero possibilità. Nelle partite singole e nel macro obiettivo salvezza. Longo non ha carte segrete da tirare fuori in piena emergenza psicologica prim’ancora che tecnico-tattica. Ma resta lui l’unico interlocutore credibile. A lui si può e si deve chiedere conto di prestazioni così scadenti. Quell’avvio di secondo tempo, per esempio. Uno «sbracamento» in piena regola che diventa l’emblema della crisi. Sembrava di essere al 90’, quando si decide di giocarsi il tutto per tutto e di mandare al diavolo qualsiasi consegna di natura tattica. Invece c’era ancora tutto un tempo da giocare. Per capirlo non dovrebbe esserci bisogno dell’allenatore. Il Bari ce l’ha, è bravo al netto di possibili errori nelle scelte... ma tant’è. Sigh!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)