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In Puglia e Basilicata

tragedia

Polignano, donna disabile muore
di stenti: indagati per abbandono

ambulanza 118

Per anni, stando a quanto accertato fino ad ora nell’inchiesta coordinata dal pm Bruna Manganelli, i genitori avrebbero rifiutato l’assistenza dei servizi sociali per la figlia

09 Gennaio 2018

di Isabella Maselli 
POLIGNANO A MARE - Viveva da anni chiusa in casa, denutrita e in condizioni assai degradate dal punto di vista igienico e sanitario. Con lei gli anziani genitori e un fratello. Una pensione sociale di 500 euro al mese e nessun contatto con famigliari, amici o conoscenti di quartiere. Tre giorni fa una 31enne di Polignano a Mare, con disabilità sociale e probabile anoressia, è stato trovata senza vita nel suo letto.

Quando gli agenti di polizia municipale e i carabinieri sono entrati in casa, chiamati dai genitori della giovane donna, si sono trovati davanti ad uno scenario di assoluto degrado, fra insetti, feci e residui di cibo in decomposizione. Sulla morte della 31enne, probabilmente causata dagli stenti e dalla denutrizione, la Procura di Bari ha aperto un fascicolo ipotizzando a carico degli stessi genitori, ora indagati, il reato di abbandono di incapace aggravato dalla morte. A chiarire le cause del decesso è stata l’autopsia, affidata al medico legale del Policlinico di Bari Antonio De Donno, confermando le condizioni di grave denutrizione e debilitazione del corpo della ragazza. La vittima presentava inoltre una grave flebite non curata ad una gamba e larve sul corpo dovute a scarsa igiene. In questa situazione, allo stremo delle forze, persino un semplice raffreddore avrebbe potuto ucciderla.

Stando a quanto accertato fino ad ora dagli investigatori, la famiglia si sarebbe rifiutata per anni di ottenere assistenza dai servizi sociali. Anche per questa ragione la magistratura barese ipotizza che potrebbero avere responsabilità connesse al decesso della ragazza, per non averla nutrita e curata adeguatamente.

La situazione, ben nota ai servizi sociali del Comune, era stata da tempo segnalata alle autorità sanitarie competenti, ma nessuno era riuscito davvero ad aiutare quella famiglia. Segnalazioni erano arrivate anche da alcuni vicini di casa e parrocchiani della chiesa dei Santi Medici Cosimo e Damiano. Gli amici di infanzia della 31enne dicevano di non vederla da anni, di temere che vivesse come reclusa e in stato di grave indigenza. Lo stesso parroco, don Giancarlo Carbonara, racconta di aver «tentato di entrare più volte in quella casa per aiutarli, ma non mi hanno mai aperto la porta».

Negli anni, e più spesso dalla scorsa estate, il sacerdote all’ora di pranzo "con la scusa di benedire la casa e la famiglia» bussava su quel portone serrato, che, però, nessuno ha mai aperto. «Tutti si sono mossi per questa situazione, istituzioni e chiesa - dice don Giancarlo - ma si può aiutare solo chi apre le porte. Non si trattava di sopperire ad una richiesta di aiuto perché quella richiesta non c'è mai stata». 

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