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Quella iniziativa di solidarietà della Gazzetta

Sarajevo, a 22 anni
dalla guerra un progetto
per ricordare nostro legame

Sarajevo, a 22 anni dalla guerraun progetto per ricordare il legametra la Puglia e i bambini bosniaci

Con l'ambasciatore Nicola Minasi a Sarajevo

SARAJEVO - Raccontare, 22 anni dopo, quella guerra che incendiò i Balcani: è questo l'obiettivo a cui mira l'iniziativa di un giornalista italiano, Franco Giuliano, inviato nel 1995 a Sarajevo dal suo giornale, "La Gazzetta del Mezzogiorno".

Tornato in questi giorni nella capitale bosniaca, il giornalista della Gazzetta del Mezzoigorno ha incontrato gli stessi protagonisti che, allora, raccontarono quella tragedia, tra i quali il cardinale Vinco Pulic ed il vescovo Pero Sudar. Quest'ultimo nei giorni dell'assedio della città simbolo, affidó a La Gazzetta del Mezzogiorno un appello ricolto al presidente degli Stati Uniti Bill Clinton per chiedere viveri per gli abitanti della sua città ridotti alla fame. Un grido di aiuto che fu ripreso da tutta la stampa internazionale e che forse contribuì a mobilitare le coscienze e la politica: nei mesi successivi Sarajevo sotto le bombe riuscì ad ottenere un varco per l'arrivo degli aiuti umanitari. Anche dall'Italia e dalla Puglia. GUARDA IL VIDEO 

Obiettivo dell'iniziativa, 22 anni dopo è quello di rintracciare i testimoni che durante quella tragedia dai banchi della scuola Cattolica di Sarajevo, scrissero lettere-appello ai loro coetanei italiani: ex-bambini, che a quel tempo avevano tra i 7 e i 12 anni, furono i destinatari di iniziative umanitarie e di solidarietà da parte degli italiani ed, in particolare, dei pugliesi. Dall’Italia, in tanti si strinsero intorno ai bimbi bosnaici e serbi, con messaggi e doni che il giornale pugliese distribuì con l'aiuto del Contingente italiano, guidato in quegli anni dal generale Agostino Pedone (anch'egli pugliese). Tutto arrivò (con un aereo militare , un enorme C130, messo a disposizione dall'Aeronautica militare) ai bimbi del centro Cattolico e ai bambini del quartiere serbo di Vogosha, alla periferia della città, simbolo di quel conflitto che coinvolse l'Europa ed il mondo intero.

Oggi, attraverso quelle lettere, grazie all'aiuto del Centro scolastico Cattolico di Sarajevo e alla Ambasciata Italiana a Sarajevo si vuole rintracciare quegli ex-bambini per scoprire come è cambiata la loro vita e scavare nella loro memoria per raccontare le loro storie, dopo un’infanzia ferita dalle bombe. Storie che diventeranno un libro, pubblicato a Sarajevo, tradotto, oltre che in italiano, in Croato e Inglese e che conterrà i ricordi e le interviste - oltre che del Cardinale Pulic, del vescovo Sudar, del direttore della scuola Cattolica bosniaca (con oltre 1.600 studenti: dalle elementari al liceo Classico e alla scuola per infermieri) di suor Elizabetta Cocic, la religiosa che aiutò il nostro giornale a costruire in quel delicato momento storico quel ponte tra l'Italia, la Puglia e Sarajevo, dell'ambasciatore italiano nella capitale bosniaca Nicola Minasi - soprattutto di quei ex bambini che oggi a 22 anni di distanza rappresentano il futuro di questo Paese nel quale convivono in insieme croati, serbi, musulmani bosniaci.

La Bosnia con la sua storia e la sua cultura multietnica, oggi - a distanza di oltre due decenni da quell'evento che fece 11mila vittime - può diventare un interlocutore privilegiato dell'Italia e dell'Europa. A questo proposito oltre al tentativo di verificare la possibilità di un collegamento aereo diretto tra la Puglia e Sarajevo, l'iniziativa mira anche ad avviare dei gemellaggi tra alcune scuole pugliesi (di Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi) e quelle di Sarajevo, a cominciare con il Centro Cattolico dove una enorme parete ospita i nomi di tutti i donatori che contribuirono alla sopravvivenza di quella scuola, tra i quali anche «La Gazzetta del Mezzogiorno».

Ecco il comunicato pubblicatoSUL SITO UFFICIALE DELL'AMBASCIATA D'ITALIA A SARAJEVO

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