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Attesa martedì la decisione della Cassazione

FABIO VENERE

«Siamo pronti a fronteggiare qualsiasi scenario. Certo, se dovessimo essere condannati a restituire quota capitale ed interessi (circa 460 milioni di euro, ndr) sarebbe un bombardamento. Beh, vorrà dire che in quel caso ci ripareremmo in un bunker». Ezio Stefàno, con un lieve sorriso, allenta un po’ il tono solenne che aveva sino a quel momento caratterizzato la conferenza stampa convocata quasi alla vigilia della sentenza della Cassazione sul mega prestito tra il Comune di Taranto e l’ex Banca Opi. Martedì prossimo, infatti, le sezioni unite della Suprema Corte decideranno se confermare i primi due pronunciamenti espressi dal Tribunale e dalla Corte d’Appello. Che, in particolare, avevano sancito la nullità del contratto siglato nel 2004 e stabilito che il Municipio dovesse restituire quanto ottenuto. Nel frattempo, però, una sentenza di penale di primo grado ha ritenuto colpevoli due ex funzionari dell’istituto di credito e l’ex dirigente delle Risorse finanziarie dell’Amministrazione comunale.

«Ho, anzi abbiamo, piena, assoluta ed incondizionata fiducia nella magistratura. È il faro che, ogni giorno, seguiamo. E, quindi, rispetteremo quello che verrà deciso anche se, naturalmente, speriamo di vincere su tutta la linea o, quantomeno, di non essere costretti a pagare anche la quota relativa agli interessi». Sin qui, gli auspici del sindaco di Taranto., Ora, le cifre. Nel caso in cui, l’Amministrazione comunale dovesse essere condannata a restituire tutto e la Cassazione accogliesse le richieste della banca (che, in realtà, chiede che sulla questione si pronunci il Tar ripristinando il contratto annullato) al Municipio potrebbe essere presentato un conto da 460 milioni di euro. Cifra insostenibile ed ingestibile almeno nei tre anni previsti dalla legge sul dissesto. A quel punto, il Comune andrebbe in quello che in gergo si chiama disavanzo tecnico e dovrebbe attivare le procedure previste dal pre dissesto. Che altro non è se non una sorta di dissesto pilotato che consente, seppur a tassi tutti da verificare, di pagare il debito in un periodo che oscilla da dieci a trent’anni. Per questo, anche per questo, sempre percorrendo la peggiore delle ipotesi per il Municipio, il sindaco spera di non dover pagare almeno gli interessi e poi aggiunge: «L’Osl ha accantonato 44 milioni di euro che aveva offerto alla banca, a questa somma vanno aggiunti i circa 100 milioni di euro che abbiamo costituito nel nostro avanzo di amministrazione ed anche la cosiddetta provvisionale (poco meno di 30 milioni di euro) che ci è stata riconosciuta nella sentenza di primo grado del processo penale concluso dal Tribunale di Taranto».

Il sindaco ha poi fatto una cronistoria della vicenda Boc sottolineando che «fu la banca a proporre all’Amministrazione comunale di sottoscrivere quel contratto senza avvisarla che siglando quell’intesa sarebbe andata incontro al dissesto finanziario. E tutto questo provocò sofferenze notevoli ai nostri cittadini. Ricordo ancora che, per alcuni giorni, non fu possibile seppellire i nostri cari e che, per diverse settimane, le nostre strade erano al buio. Quello fu il dissesto. Non si trattò - insiste Stefàno - solo di aspetti ragionieristici».

La conferenza stampa si chiude, sostanzialmente, su questo binario. Il sindaco raccoglie le sue carte dalla scrivania nn prima di aver ricordato i nomi dei legali impegnati in questo processo (Angelo Bracciodieta e Maria Ida Dentamaro per la parte civile e Pasquale Annicchiarico per quella penale) e poi, rivolgendosi sorridente ai giornalisti, li saluta così: «Martedì, pregate per noi».

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Commenti all'articolo

  • precilla12

    precilla12

    26 Febbraio 2016 - 08:06

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  • Francescobr

    Francescobr

    24 Gennaio 2016 - 08:21

    Bella foto, ma davvero è il porto di Taranto?

    Rispondi

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