I nostri nonni lo sapevano bene: contro le alluvioni bisogna piantare alberi e creare (e curare) spazi di terra che possano lavorare come una spugna. Un concetto che nel nostro territorio è stato applicato cent’anni con la foresta Mercadante, un intero territorio che difendesse Bari dalle alluvioni, dall’acqua che dalle Murge nel 1905, 1915 e poi ancora 1926 arrivò con tale furia e potenza da provocare oltre settanta morti.
Oggi che le città subiscono i cambiamenti climatici con piogge forti che allagano interi quartieri, o giornate di estremo caldo, quella saggezza antica ritorna, a dimostrazione che per vivere con l’ambiente dobbiamo reimparare dalle antiche prassi.
«Il modello matematico che abbiamo testato parte proprio dall’esperienza della foresta Mercadante, che ha retto e continua a proteggere Bari e abbiamo cercato di verificare se era possibile rimpicciolirlo a scala di quartiere. Abbiamo mappato in particolare Carrassi e San Pasquale per capire se c’era un modo per evitare che le piogge intense dovessero ogni volta allagare l’area di Pane e Pomodoro e ci siamo resi conto che sfruttando dei piccoli spazi urbani sparsi e non valorizzati si poteva raggiungere quel risultato. Esattamente come la foresta Mercadante che ha protetto Bari».
Il professor Antonio Leone docente di Pianificazione ambientale all’Unisalento mostra una mappa realizzata partendo da una fotografia aerea, dalla circonvallazione di Bari attraversando i quartieri in particolare Carrassi e San pasquale sono stati contati circa 150.000 metri quadrati di spazi interstiziali, pari a 15 ettari di territorio urbano. Questi spazi, sono «spazi in attesa» che costituiscono la materia prima per una nuova rete ecologica cittadina.

Ieri in occasione del primo giorno di primavera l’associazione Meridiana - Laboratorio Internazionale di Paesaggistica Urbana ha organizzato l’evento «I vuoti urbani: spazi in attesa di diventare città», proprio per partire dalla consapevolezza e conoscenza di questi «vuoti urbani» troppo spesso considerati scarti, e rendersi conto che sono in realtà una miniera d’oro in piena luce, capaci di trasformarsi in giardino, foresta e respiro.
«Si tratta di piccole aree che a volte non vengono valorizzate perché ritagli di lotti. A volte poco più di francobolli inutilizzati ma che messi a sistema possono diventare utilissimi per permeabilizzare la città – spiega Leone -. Se c’è troppa acqua cosa si fa in genere? O si allargano le condotte, o si diminuisce l’acqua. Ora in una città allargare le condotte può diventare un lavoro lungo e dispendioso, diminuire l’acqua può invece essere un processo più semplice. Oggi si parla tanto di “sponge city”, questo modello di prevenzione che può difendere le città da alluvioni o siccità, dimenticando che era esattamente una tecnica antica che noi stesi nel tempo abbiamo dimenticato».
Ora è arrivato il momento di ripensare la città, imparare dal passato e agire. «I numeri del modello sono indicativi: i 150mila metri quadrati che abbiamo mappato se si guarda bene sono esattamente i 9 metri quadrati per abitante che l’Organizzazione mondiale della sanità indica come minimo di verde urbano per abitante, per garantire ad ogni residente un beneficio e una vivibilità urbana ecosostenibile. Dove per abitanti intendo i residenti di Carrassi e San Pasquale. Nella ricerca si è dimostrato come mettendo a sistema questi piccoli lotti, l’acqua, anche le piogge più intense, sarebbe assorbita senza creare allagamenti, senza cioè riversarsi fino a Pane e Pomodoro creando il disagio che si replica ogni volta con forti precipitazioni».
San Pasquale e Carrassi sono due quartieri essenziali per il deflusso. Costruiti cementando le parti finali delle lame, ad oggi sono una sorta di «tappo» che impedisce all’acqua di scorrere senza far danni.
«Il nostro obiettivo come amministratori è partire dal potenziale ecologico della città e svilupparlo – spiega Elda Perlino, assessora al clima, transizione ecologica e ambiente -. In questo ambito intendo la valorizzazione delle lame, il Piano dei parchi, anche le nostre alberature stradali. Ci stiamo lavorando. Abbiamo appena candidato a fondi della Regione il progetto per il boulevard di viale Einaudi con alberature che si congiungeranno a quelle di viale Kennedy. L’incontro di ieri con tanti esperti punta proprio a costituire questa rete del verde per rendere più bella e resiliente la nostra città».
















