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per cementeria materana

C'è un silenzio tombale
sull'arrivo del pet coke

Mentre l’uso del materiale da combustione americano scaricato a Taranto preoccupa la vicina Montescaglioso, Matera continua a dormire sonni profondi

cementeria

di EMILIO OLIVA

MATERA - C’è chi ha dato risalto alla nota ufficiale dell’Arpa Puglia sulla destinazione alla cementeria di Matera di gran parte del carico di 53mila tonnellate di pet coke proveniente dagli Stati Uniti e sbarcato al porto di Taranto l’8 agosto. La conferma è di cinque giorni fa. In realtà non ce n’era bisogno. Era stato lo stesso gruppo Italcementi, tre giorni prima, a suffragare le anticipazioni del consigliere regionale tarantino Gianni Liviano rilanciate dalla stampa.

Da allora, eccezion fatta per una iniziativa del consigliere comunale Paolo Manicone, eletto nella lista Osiamo ed ora indipendente, autore di un ordine del giorno sulla questione, a Palazzo di città e negli uffici dell’Ente Parco della Murgia regna un silenzio tombale. Tace il sindaco, Raffaello De Ruggieri, che pure in una delle ultime sedute del Consiglio comunale si era proposto come garante, impegnandosi a vigilare sulle emissioni della cementeria in località Trasanello, nel perimetro del parco, e opposta ai Sassi. Tace anche il presidente in proroga dell’Ente Parco, Pierfrancesco Pellecchia. Lo stesso si può dire dell’Osservatorio ambiente del Comune che dopo le dimissioni dello stesso Manicone, il suo promotore, è quasi scomparso a pochi mesi di vita. «È strano che se ad andarsene è il presidente non ci sia più l’Osservatorio», rileva il consigliere, protagonista di tante battaglie nell’aula comunale e anche all’esterno sui temi ambientali.

Mentre l’uso del pet coke americano scaricato a Taranto preoccupa la vicina Montescaglioso, Matera continua a dormire sonni profondi. Quasi che le assicurazioni di Italcementi sulla non pericolosità del pet coke siano bastate a tranquillizzare. «È la comunità scientifica internazionale a dire l’esatto contrario», smentisce Manicone. «Per di più – riprende – si continua a far finta di nulla ignorando che l’Unione europea ha messo al bando dal 2020 gli inceneritori e la pratica di incenerire i rifiuti perché con le leggi che abbiamo in Italia il gioco è che le cementerie sono considerate impianti industriali e il pet coke non è un derivato dai peggiori scarti del petrolio, ma combustibile». È stata questa anche la tesi di Italcementi nella risposta ai dubbi e alle perplessità esposte in una interrogazione dal consigliere regionale Gianni Perrino, del Movimento 5 Stelle. «Nulla di nuovo. Sono le cose che ripetono da anni. Ma non dicono – denuncia Manicone – che non abbiamo mai avuto dati sul bio-accumulo al suolo di eventuali sostanze pericolose. Non sappiamo se siano già a dimora le piantine che dovrebbero essere utilizzate come indicatori naturali dei livelli di qualità del suolo (perché fungono da termometro di un ecosistema, ndr), rivelando eventuali depositi di polveri e sostanze tossiche e nocive. Dopo che nel 2014 erano state installate due centraline nell’area della cementeria non conosciamo la situazione della qualità dell’aria e dell’acqua. Siamo fermi al secondo report 2015 dell’Arpab, che negli anni ha dimostrato come funziona. In realtà quel che ci serve è un laboratorio indipendente. Dovrebbe essere interesse anche di Italcementi se è vero che ciò che viene bruciato dal suo impianto, plastiche, pneumatici e pet coke, non è pericoloso. Loro però giocano al piccolo chimico, perché la formula del mix di combustibili – spiega Manicone – non è mai uguale. I materiali usati sono sempre diversi e dati delle emissioni non ne abbiamo».

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Commenti all'articolo

  • R.Sorgenti

    01 Settembre 2017 - 11:44

    L'ennesima azione demagogica che rischia solo di produrre importanti danni e la perdita di lavoro. Questo prodotto è normato dalla legge per il suo utilizzo in impianti industriale che debbono essere dotati degli opportuni sistemi di filtraggio allo scopo di prevenire emissioni dannose in atmosfera. Vista la crisi del settore cemento, un combustibile più costoso causerebbe la chiusura impianto!

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