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il 5 incontro al Politecnico con Aqp, Anas e Arneo

«Salvare il Canale Reale significa
salvare anche Torre Guaceto»

«Salvare il Canale Reale significa salvare anche Torre Guaceto»

I due beni ambientali sono collegati: salvare il Canale Reale significa salvare Torre Guaceto.

«Si terrà il prossimo 5 settembre a Bari, presso il Politecnico di Bari, la riunione preliminare per mettere a segno una serie di azioni condivise volte a valorizzare (come risulta da uno studio del Politecnico di Bari) e salvare dal degrado il Canale Reale, un corso d'acqua che nasce nei pressi di Villa Castelli e sfocia - dopo un percorso di circa 50 km che attraversa i Comuni di Francavilla, Oria, Latiano, Mesagne, San Vito dei Normanni, Carovigno e Brindisi - nella bellissima («ma inquinata») riserva naturale protetta di Torre Guaceto». Lo annuncia Tiziano Fattizzo, presidell’associazione «L’isola che non c’è».

«L'iniziativa, alla quale parteciperanno il Prorettore vicario del Politecnico, Loredana Ficarelli, il presidente dell'Acquedotto Pugliese Nicola de Sanctis e il Commissario straordinario unico dei quattro consorzi di Bonifica della Puglia, Alfredo Borzillo, il responsabile del Coordinamento territoriale Adriatica dell'Anas, Matteo Castiglioni è stata organizzata dalla nostra Associazione, che nei giorni scorsi, dopo una denuncia sulla propria pagina Facebook, aveva chiesto e ottenuto un intervento urgente da parte dell'Arneo che verificasse le cause che avevano portato alla misteriosa scomparsa dell'acqua in alcuni tratti di questo canale». E Fattizzo spiega: «I tecnici del Consorzio hanno così scoperto che l'acqua si infiltrava lungo il letto del torrente in alcune voragini di natura carsica (finora ne sono state individuate almeno due: tra Francavilla e Latiano e in agro di Mesagne) e che quindi andavano ad interessare le falde sottostanti. Nei giorni successivi alla riparazione di quelle voragini l'acqua del torrente (trattata dai depuratori dell'Aqp di Ceglie Messapica, Francavilla e Latiano e quello consortile di San Michele, Carovigno e San Vito dei Normanni) è nuovamente ripresa a scorrere. Ora i controlli proseguiranno lungo l'intero percorso fino alla Riserva naturale di Torre Guaceto, dove però le recenti indagini di Legambiente dicono che in quella riserva naturale le acque risulterebbero "fortemente inquinate"».

Tutto questo ha portato alla «necessità di avviare una serie di interventi di bonifica, per cominciare e infine restituirlo alle comunità dei territori (8 Comuni) che attraversa».

A questo proposito lo stesso Politecnico di Bari, durante il workshop (al quale hanno partecipato 20 studenti di Architettura e di Ingegneria (coordinati da quattro tutor e da quattro docenti: Mariangela Turchiarulo, Michele Montemurro, Francesco De Filippis, Antonio Nitti, Nicola Scardigno, con la supervisione del Prorettore vicario Loredana Ficarelli) organizzato lo scorso mese di luglio da «L'Isola che non c'è» insieme a Federalberghi e al Comune di Latiano ha avanzato «proprio sul Canale Reale una proposta che mirerebbe a valorizzarlo attraverso una serie di interventi non ultimo la realizzazione di un circuito pedonale-ciclabile che andrebbe a collegarsi con il percorso dell'Acquedotto Pugliese e con quello in fase di studio da parte di Aeroporti di Puglia e Enac e con i tre scali pugliesi (Bari, Brindisi e Grottaglie) fino ad interessare la Via Francigena».

E Fattizzo aggiunge: «Mettere insieme dunque tutte le istituzioni interessate, a cominciare da Aqp, Politecnico, Arneo e Anas (con questo incontro preliminare del 5 settembre) per poi coinvolgere tutti e otto i sindaci dei Comuni (i cui territori sono interessati dal passaggio di questo corso d'acqua) Aeroporti di Puglia (i canali di scolo delle strade provinciali vanno poi ad inquinare durante la stagione delle piogge quel Canale), l'Ente Parco di Torre Guaceto, la stessa Regione Puglia, ma anche le associazioni ambientaliste come Legambiente e Italia nostra, può rappresentare una svolta per questo torrente, oggi abbandonato a se stesso e divenuta una discarica a cielo aperto, pericolosa per l'ambiente e che andrebbe ad inquinare soprattutto la Riserva di Torre Guaceto, quella che invece dovrebbe essere una delle "cattedrali del turismo ecologico dell'Adriatico"».

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