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Francesca, scienziata bitontina
studia l'elisir della giovinezza

Francesca Rossiello

Francesca Rossiello

01 Luglio 2017

di ENRICA D'ACCIO'

BITONTO - Porta la firma di una scienziata bitontina, la 33enne Francesca Rossiello, la ricerca su invecchiamento e telomeri pubblicata nei giorni scorsi sulla importante rivista scientifica «Nature Communications». Rossiello, che ha studiato all’università di Bari, lavora oggi per l’Ifom, l’istituto Firc, Fondazione Italia per la ricerca sul cancro, di oncologia molecolare di Milano, dove sta approfondendo i meccanismi molecolari che regolano l’attivazione della risposta al danno al Dna.

«In particolare i telomeri - spiega la ricercatrice - sono le parti terminali del Dna che lanciano dei “segnali” quando il Dna stesso si rompe. Il processo di invecchiamento porta a numerose rotture della struttura genetica basilare e, per questo, i telomeri diventano dei marcatori di invecchiamento».

Questo tipo di studi potrebbe essere particolarmente utile per conoscere meglio l’invecchiamento cellulare, legato in particolare ad alcune malattie diffuse come la cirrosi epatica, la fibrosi polmonare, il diabete, l’osteoporosi e l’artrite. La ricerca di Rossiello, quindi, potrebbe essere il punto di partenza per applicazioni cliniche se non addirittura per la cura di alcune malattie.

Prima di volare a Milano, Francesca Rossiello si è diplomata al liceo scientifico «Galileo Galilei» di Bitonto: «È lì - confessa - che è nata la passione per le materie scientifiche e per la biologia in particolare, anche grazie alla mia professoressa, Irene Elia», racconta. Dopo il liceo a Bitonto, il corso di biotecnologie sanitarie e farmaceutiche a Bari e poi la laurea specialistica in biotecnologie mediche e medicina molecolare, sempre all’ateneo barese. «Prima di chiudere il percorso universitario, ho cercato un tirocinio in un contesto internazionale importante, quale l’Ifom di Milano, dove poter fare ricerca per la mia tesi».

È nato così il primo studio sulla variabilità genetica nei pazienti affetti da tumore al seno. Subito dopo la laurea, un programma internazionale di dottorato alla Scuola europea di medicina molecolare, diversi premi e borse di studio dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).

«Si tratta di un percorso molto duro - spiega -, competitivo, ma anche entusiasmante e pieno di soddisfazioni», ribadisce. Non mancano le difficoltà. «L’Italia non è un paese per ricercatori. Il nostro impegno non è considerato un lavoro ma la semplice prosecuzione degli studi. Così siamo considerati eterni studenti. Questo limita molto le nostre prospettive - evidenzia - e, in fin dei conti, anche le stesse ricerche». Difficoltà che si riscontrano al Nord come al Sud. «I miei studi mi hanno portato a Milano prima di cominciare a lavorare. Non sono in grado di dire, pertanto, se ci sono differenze fra il Nord e il Sud. Qui ho avuto molte opportunità, mi sono trovata bene e, al momento, non metto in conto di tornare. Ma solo al momento», ride.

Qualche consiglio per i liceali che oggi occupano gli stessi banchi che ha occupato lei? «Più che agli studenti, mi sento di dare suggerimenti alla scuola, ai docenti. La scuola dovrebbe offrire a tutti la possibilità di fare pratica nei laboratori scientifici o, meglio ancora, in aziende e istituti di ricerca».

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