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ROMA - Caso Ilva il giorno dopo l’annuncio da parte della Commissione Europea di un’indagine approfondita su eventuali aiuti di Stato dati al colosso siderurgico italiano considerata dal Governo impresa di interesse strategico nazionale. Mentre il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi nel dialogo a distanza con la commissaria per al concorrenza Margarethe Vestager sceglieva il linguaggio diplomatico ("dimostreremo la correttezza nei nostri interventi sull'Ilva"), il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sono particolarmente schietti.

"Noi non accetteremo mai che l’Ilva sia uccisa dalle lobby di acciaieri di altri Paesi» ha detto Renzi in un’intervista al Sole24ore. E Padoan gli ha fatto presto eco da Unomattina «Le imprese straniere si preoccupano che l’Ilva possa tornare sul mercato». Dichiarazioni che riflettono non solo la tensione evidente fra Roma e Bruxelles, ma anche la sentimenti delle imprese siderurgiche italiane stufe di sentirsi figlie di uno Stato minore. E forse, anche per questo ancora incerte nel buttarsi al salvataggio dell’Ilva (dalla quale pure dipendono).

Emma Marcegaglia da Davos ha giudicato prematuri i tempi per annunciare una cordata italiana. «I giochi veri si faranno più in là» ha detto sibillina. Mentre il presidente di Federacciai Antonio Gozzi attacca parlando con l’ANSA: «Non è possibile che l’oligopolio siderurgico europeo faccia fallire l'Ilva».

Le imprese siderurgiche italiane (fra le quali il ministro Federica Guidi spera di trovare il cavaliere bianco che anche in cordata rilevi e salvi l’Ilva) hanno consegnato al Governo un dossier dal quale emerge come in 10 anni (dal 2002 al 2012) l’Ue abbia permesso aiuti di stato alle imprese siderurgiche europee nel 60% dei casi. In alto le imprese tedesche. «Su 34 casi di richieste di aiuti per imprese siderurgiche, 19 sono andati a buon fine. Gli aiuti sono stati accordati, principalmente ma non solo, per protezione ambientale. In base a questo studio l'Italia ha tutte le carte in regola per sostenere l’Ilva e non farla chiudere» spiega Gozzi. Ma in base a questo studio - continua Gozzi - si capisce che in Europa si usano «due pesi e due misure».

«In Ilva - afferma Padoan - abbiamo messo risorse per il risanamento ambientale e poi adottato misure per far tornare l'Ilva sul mercato. Io mi auguro rapidamente e con capitali privati». Si dice ottimista anche Renzi «Adesso è aperto il bando, vediamo se - come io credo - ci sarà una cordata vincente. Io sono ottimista. Lo scontro (con Bruxelles ndr) su Ilva, mi sembra il meno grave».
Intanto in Senato il decreto per facilitare il trasferimento dell’Ilva ai privati corre la discussione in Aula è stata anticipata a martedì prossimo subito dopo il voto delle commissioni industria e Ambiente riunite.

IL CASO PRIVACY - Intanto scoppia il caso della presunta violazione della privacy. Il portavoce alla Camera del M5S, Cosimo Petraroli, ha presentato una interrogazione al governo in merito alla denuncia inoltrata da 12 operai dell’Ilva di Taranto, insieme all’avvocato Ylenia Lucaselli, per una presunta violazione della privacy a seguito della pubblicazione sul sito internet della procedura di liquidazione del Siderurgico www.gruppoilvanais.it dei propri dati sensibili.

«L'azione denunciata dall’operaio Aldo Schiedi in qualità di portavoce dei 12 lavoratori - spiega il Movimento - si basa sulla violazione delle norme sulla privacy. Gli operai hanno constatato, infatti, la presenza sul sito dell’amministrazione straordinaria delle fotocopie di documenti d’identità, codici fiscali e buste paga con relativi codici iban dei 18mila lavoratori/creditori scaricabili in formato pdf, da tutti i possessori delle credenziali di accesso al sito, dati sensibili non utili per la trasparenza della procedura d’insinuazione al passivo». In seguito alla denuncia-querela, Lucaselli ha presentato anche una comunicazione al garante della privacy.

L'INCIDENTE - L’impianto desolforazione del reparto sottoprodotti dell’Ilva di Taranto questa mattina è stato temporaneamente fermato per la rottura di una tubazione da cui, a quanto si è appreso, è fuoriuscita soda caustica che ha provocato forti bruciori agli occhi e alle labbra ad un operaio. Quest’ultimo si è recato nell’infermeria dello stabilimento, dove gli è stata riscontrata una irritazione agli occhi. Sul posto è intervenuto personale del Servizio di Prevenzione e Protezione interna.

Fonti aziendali dicono però che non si e' verificata nessuna rottura di tubazione nello stabilimento di Taranto. Gli accertamenti eseguiti subito dopo la segnalazione dell'operatore - sottolineano le stesse fonti - hanno riscontrato soltanto una micro perdita di dimensioni estremamente ridotte che non può aver causato fuoriuscita di soda caustica e, dunque, danni dovuti al contatto con questa sostanza, peraltro inodore e incolore. Nel frattempo, l'impianto e' stato momentaneamente fermato per consentire l'intervento e la riparazione. L'operaio pare non indossasse le dotazioni di sicurezza (come previsto dalle procedure).

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