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Aveva 38 anni

Bari, muore Fumarulo, l'uomo di Emiliano per mafia e migranti

Le lacrime del Governatore per il dirigente suo stretto collaboratore. Il cordoglio della Bindi

Bari, muore a 38 anni Fumarulol'uomo di Emiliano per mafia e migranti

Lo ha trovato un vicino che rientrava a casa. Aveva la testa appoggiata al volante, come se stesse dormendo, stroncato da malore improvviso. Stefano Fumarulo è andato via a 38 anni così, in punta di piedi, nello stesso modo gentile con cui ha vissuto, lasciando un vuoto profondo in chi ha sempre pensato a lui come a un punto di riferimento, a un amico.
Studi solidi (laurea in giurisprudenza a Bari, dottorato a Saragozza), una lunga esperienza maturata seguendo le dinamiche del crimine organizzato anche nelle strutture Onu (a Vienna) e come consulente delle commissioni parlamentari. In parallelo, la passione politica e civile: con un gruppo di amici inseparabili (Angelo, Elena, Antonio) è stato dai primi minuti al fianco dell'esperienza di Michele Emiliano prima al Comune di Bari, oggi in Regione dove era stato chiamato a guidare la nuova struttura che si occupa di antimafia e di politiche migratorie. E dove in meno di due anni aveva già lasciato il segno.

C'era, nella sua lettura dei fenomeni sociali sottesi alle dinamiche del crimine, una profonda conoscenza di meccanismi non sempre evidenti nemmeno a chi su queste cose indaga: per questo Stefano era diventato un faro anche per molti esponenti delle istituzioni. Oltre che, naturalmente, per i giornalisti, che lo consideravano una fonte preziosa: il suo impegno sul ghetto di Foggia era stato determinante per ottenerne finalmente lo sgombero. Un lavoro silenzioso, tenace, di cui non amava vantarsi, così come avvenuto negli anni nei mille casi in cui ha saputo e potuto fare del bene.

Ma è difficile adesso non ricordare che Stefano era soprattutto un ragazzo di 38 anni, un giovane tra altri giovani, la sua passione per il calcio, le nottate dopo le elezioni, i festeggiamenti più belli con gli amici. Un papà medico e docente universitario, uno zio magistrato (Riccardo Fumarulo, pm a Bari) morto giovanissimo vent'anni fa sui campi del Tennis per un problema di cuore, Stefano non aveva il tempo di pensare che la vita ti dà e ti toglie. Non ne aveva motivo. Stanotte in tanti lo hanno vegliato, inconsolabili, increduli, tristi. Il cordoglio di Emiliano, non formale, era ricoperto di lacrime vere: la commissione primarie del Ps, in segno di lutto, ieri sera ha sospeso i lavori. Giovedì pomeriggio a Bari (15,30 in Cattedrale) l'ultimo saluto. 

Sulla morte, interviene anche il presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi. «La morte improvvisa di Stefano Fumarulo è una grave perdita per tutto il mondo dell’antimafia sociale e non solo per la sua Puglia. In questi anni è stato un prezioso consulente della nostra Commissione, competente e appassionato. Non ha mai fatto mancare il suo contributo, dimostrando sempre una grande capacità di interpretare le dinamiche criminali e individuare risposte efficaci per contrastare l’illegalità mafiosa». 
«Anche nel suo ultimo, gravoso impegno, come responsabile regionale per le politiche dell’immigrazione, non si è mai risparmiato e ha fronteggiato con intelligenza e abnegazione la sfida del caporalato - prosegue la presidente Bindi - lavorando a difendere la dignità delle persone immigrate e i diritti dei lavoratori. Martedì scorso lo avevamo ascoltato in Commissione sul difficile percorso per il superamento del gran ghetto tra San Severo e Rignano Garganico. Con tutta la Commissione sono vicina con affetto e riconoscenza all’immenso dolore della famiglia e degli amici di Stefano».

Per il senatore Giuseppe Lumia, componente della commissione antimafia «La scomparsa inaspettata e prematura di Stefano Fumarolo ci addolora. E’ stato per l’antimafia una bella e competente risorsa. Il suo impegno per promuovere una moderna antimafia sociale, capace di aggregare e di promuovere le potenzialità del territorio, ci mancherà molto. E’ stato anche prezioso il suo contributo per sostenere una rigorosa legislazione in grado di combattere il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori stagionali nei campi, dove si annidano soprusi e violazioni dei più elementari diritti umani». 

DECARO - «Stefano è stato un prezioso collaboratore di questo Comune e un cittadino amante della sua comunità, era un giovane capace e determinato, che ha animato la speranza di un nuovo protagonismo civico nel contrasto alle mafie e all’illegalità». Con queste parole il sindaco di Bari, Antonio Decaro, l’amministrazione comunale, lo Staff, il Consiglio e la Giunta, «si uniscono al dolore della famiglia Fumarulo, per la prematura scomparsa del loro amato figlio Stefano».
«Nel solco degli insegnamenti di Don Ciotti e della cultura dell’antimafia sociale - è detto in una nota - Stefano ha smosso le coscienze di tanti di noi e non ha mancato mai di tendere la mano alle famiglie di quelle vittime innocenti delle mafie, di cui lui onorava ogni anno il ricordo». «E nel suo ricordo noi continueremo a portare avanti le sue battaglie per la città. Stefano Fumarulo - conclude Decaro - è stato un buon amico per tanti di noi».

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