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polemiche a canosa

La torretta della discordia
che oscura il ponte romano

torretta vicino ponte romano sull'Ofanto

di PAOLO PINNELLI

CANOSA - L’altana sul fiume Ofanto, o torretta che dir si voglia, è diventata di certo un «pomo» della discordia. A riaprire la questione della sua ingombrante presenza nella zona vicina al ponte romano, è la sezione di «Italia Nostra» di Canosa, che chiede spiegazioni alla Soprintendenza sul suo posizionamento.
«A distanza di quasi 10 anni dall’approvazione definitiva del Parco regionale del fiume Ofanto, gli attivisti della locale sezione di Italia Nostra stanno facendo ulteriori sopralluoghi per verificare lo stato di tutela e di naturalizzazione dell’area protetta e, soprattutto per comprendere lo stato di custodia e l’utilizzo delle altane realizzate nell’ambito del progetto delle cosiddette ‘Porte del Parco’ - dice il presidente di Italia Nostra, Sabino Lagrasta - Si tratta di strutture realizzate a seguito di un Protocollo d’intesa, spacciato come intervento per la valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Valle dell’Ofanto, finanziato con fondi Por Fesr Puglia, sottoscritto nel 2009, tra gli undici comuni pugliesi attraversati dal fiume».
Poi entra nel dettaglio ricordando che il progetto, finanziato con 1.800.000 euro, comprendeva, oltre alla realizzazione di viali alberati, la messa in opera di una serie di torri a ridosso o all’interno dell’alveo fluviale.

«È già abbastanza anomalo osservare che un provvedimento di valorizzazione venga anteposto a diffusi e necessari interventi di ripristino ambientale e di concreta tutela su un habitat come quello dell’Ofanto martoriato dall’azione dell’uomo. Ma è ancora più strano posizionare una sorta di ingombrante totem a pochi metri dal Ponte romano e all’interno del tracciato del Tratturo Regio. Nel sito scelto, ricadente nel demanio regionale in conformità con il Piano Comunale dei Tratturi, preesistono infatti due vincoli: uno determinato dalla zona di rispetto del ponte antico, l’altro collegato alla presenza del Tratturo Regio, tutelato con una legge regionale del 2003». In particolare, sia il Codice per i beni culturali e del paesaggio che il Codice dei Contratti dispongono che, per realizzazione di opere pubbliche in aree d’interesse archeologico siano necessari una serie di valutazioni e documeti e un’eventuale verifica con scavi dettagliati ed estesi per scongiurare conflitti fra opera pubblica e patrimonio archeologico sepolto.

«Il rilascio del nulla osta alla realizzazione delle opere può portare alla modifica del progetto o alla cancellazione dell'opera - ricorda il presidente di Italia Nostra - invece per l’innalzamento della torretta è accaduto che, senza che siano state inviate all’ex Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia copia del progetto e esiti delle indagini archeologiche e geologiche, sono state compiute opere di sbancamento del terreno, in un’area sottoposta a vincolo archeologico».
«Abbiamo incontrato la soprintendente Bonomi per segnalarle quella che rappresenta una superfetazione edilizia, un invasivo detrattore del contesto storico, archeologico e ambientale sia del Parco fluviale che del Regio Tratturo, oltre che un intervento contro le norme in materia di archeologia preventiva. Ci auguriamo che vengano verificate le pratiche e la regolarità dell’opera e che si definisca, in tempi brevi, lo spostamento di un manufatto in una posizione visivamente meno invadente - conclude Lagrasta - Il vecchio ponte sull’Ofanto merita certamente di mantenere una zona di rispetto priva di elementi posticci».

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