Giovedì 21 Febbraio 2019 | 17:36

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reato ambientale

Fanghi del porto di Taranto
versati tra gli ulivi: 6 condanne

rifiuti brindisi

BRINDISI - Al termine di un processo per reati ambientali, per l’interramento negli uliveti del Brindisino dei fanghi provenienti dal porto di Taranto e in particolare dalla dismissione del sito Belleli di Taranto, il giudice monocratico di Brindisi, Genantonio Chiarelli ha deciso sei condanne (fino a un anno e dieci mesi di arresto) e quattro assoluzioni. Sono state inoltre condannate due ditte individuali per illecito amministrativo e sono stati confiscati i terreni usati per lo smaltimento «illecito» del materiale.

L’inchiesta dei carabinieri del Noe di Lecce, coordinata dal pm Giuseppe De Nozza, riguardò la gestione di discariche non autorizzate e il trasporto di rifiuti speciali pericolosi. Nel corso delle indagini furono sottoposte a sequestro cinque diverse aree coltivate a uliveti e frutteti e ricadenti a metà strada tra i territori di Brindisi e Mesagne: una di 10.000 metri quadri, un’altra di 17.000, una di 300 e infine due terreni di 20.000 metri quadri complessivi.

Secondo quanto accertato, il materiale di risulta interrato fra gli ulivi era costituito oltre che dai fanghi di dragaggio anche da plastiche ed inerti da demolizioni edili e non sarebbe stato utilizzabile per ripristini ambientali in terreni agricoli, essendo i fanghi impiegabili solo per ricolmamenti in aree ad uso industriale con falda acquifera naturalmente salinizzata.

I fanghi derivavano dall’intervento di messa in sicurezza e bonifica della falda superficiale nell’area ex Belleli, a ridosso dell’Ilva, in cui la «Belleli offshore», a partire dal 1981, ha svolto attività di sabbiatura, verniciatura e assemblaggio di elementi di piattaforme petrolifere. Il giudice ha riconosciuto al Ministero dell’Ambiente un risarcimento del danno da quantificarsi dinanzi al Tribunale civile.

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