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alla fiera del levante di bari

Il Museo del cinema
finisce in letargo

Monumento allo spreco: è già costato oltre 4 milioni di euro e i lavori non sono finiti

di Lia Mintrone

BARI - Correva marzo 2014 e il sito di Cinecittà batteva la notizia appena annunciata dall’allora presidente della Puglia, Nichi Vendola, durante la presentazione del Bif&st: «Verrà inaugurato a Bari, tra fine anno e inizio del 2015, l’Apulia Film House, il Museo e laboratorio del cinema che sarà collocato all’interno del più antico e celebrato palazzo della Fiera del Levante, l’ex Palazzo del Mezzogiorno». Seguirono titoloni, lanci di agenzie, comunicati stampa e servizi radiotelevisivi. Bari si stava dotando, per la prima volta, di un museo del cinema. Pardon, di una «house» del cinema. Il contratto tra Ente Fiera, proprietario dell’immobile realizzato nel 1951 dall’architetto Piero Favia, e Apulia Film Commission era stato firmato il 15 dicembre 2013. Il costo iniziale della ristrutturazione era di 3,3 milioni, l’appalto fu aggiudicato con un ribasso del 29% al quale però si è aggiunto nel tempo un altro milione di euro circa. L’intervento rientrava nel Poin (Programma Operativo Interregionale Fesr 2007-2013) «Attrattori culturali, naturali e turismo».

Il contratto prevedeva il comodato d’uso a titolo gratuito per un periodo di 10 anni oltre alla ristrutturazione di un bene sottoposto a vincolo della Soprintendenza. Il tempo di esecuzione annunciato per l’opera, un anno. Consegna prevista la fine del 2014.

Oggi, 5 febbraio 2017 l’Apulia Film House non ha ancora visto la luce. «La ristrutturazione esterna è terminata ma ci stiamo occupando dei lavori interni - dichiara l’architetto Mauro Saito che con Nicola Stefanelli e Massimiliano Quarta si occupa della direzione dei lavori -. Si tratta di un appalto diverso e separato dagli esterni, ci sono gli arredi, gli exibit, tutti i cosiddetti attrezzaggi tecnologici. Insomma, qui non si tratta di mettere mobili di arredo o una macchina da presa, c’è una sceneggiatura di fondo legata alla mission che il museo deve compiere. È come se si stesse costruendo un grande set per un grande film. Peraltro, la complessità degli interventi sta anche nel tipo di edificio vincolato. Diciamo che a Bari si sta compiendo una delle sfide più affascinanti e difficili che, poi, diventerà la grande attrazione del Lungomare. Ma aggiungerei anche che la burocrazia non aiuta».

E alla domanda se si possa ipotizzare una data per la chiusura dei lavori, Saito cordialmente risponde che «entro la fine del 2017 alcune parti del museo potrebbero entrare in funzione. D’altronde si sta ipotizzando anche una gestione della Film House. Ma non si può negare che servono altri finanziamenti integrativi perché il progetto iniziale si è arricchito di una serie di spazi inizialmente non ritenuti utili. Pertanto si sta elaborando un ulteriore completamento. Servono altri finanziamenti e altra pazienza».

Beh, di pazienza certamente ce ne vuole tanta quando si parla di appalti, gare e cantieri. Forse i politici dovrebbero imparare a tenersi molto più larghi con i tempi quando annunciano opere rivoluzionarie. Anche e, soprattutto, quando si parla di finanziamenti pubblici. Quelli che alla fine non bastano mai. La conferma arriva da Cristina Piscitelli, responsabile del procedimento per l’Apulia Film Commission. «Servono altre risorse per gli arredi interni e il completamento delle aree esterne - ammette la Piscitelli che non dà un quantum ma potrebbe aggirarsi sui 600mila euro -. Nel frattempo con il dipartimento Cultura e Turismo della Regione Puglia stiamo chiudendo la procedura per la gestione di Apulia Film House per la quale si procederà con bando pubblico e allo stesso tempo stiamo rinegoziando con Fiera del Levante un’estensione del contratto per il comodato d’uso, visto che è già passato qualche anno dei dieci iniziali previsti».

Per il presidente dell’Apulia Film Commission il prolungamento dei lavori sta tutto nella eccezionalità dell’opera. «Quanto detto dall’architettto Saito lo prendo come un atto di buona volontà che metteremo in campo subito», risponde Maurizio Sciarra. «La zona esterna - spiega il regista-presidente - prevede un’arena, il nostro Cda ha intenzione di metterla in funzione già da questa estate per fare alcune iniziative, come delle rassegne cinematografiche, che diano il segno della struttura in via di completamento. I tempi di queste operazioni sono complessi, non vedo un ritardo con delle colpe, ma una macchina completamente nuova per tutti. In Italia c’è una struttura simile, ma molto più grande, solo a Torino. Quello su cui stiamo lavorando è l’interazione tra i vari Enti locali, qui ci siamo noi, Fiera del Levante, Regione Puglia e Comune di Bari».

Ma Sciarra vuole essere molto chiaro quando dice che «quello che mi preme di più è consegnare al futuro gestore una struttura sostenibile che possa andare avanti, con il contributo di pubblico e privato, e che non si tratti invece di una apertura spot a cui segue una chiusura». Ma anche no. Di aperture spot e chiusure tranchant ne abbiamo viste già troppe in questa città. Possono bastare.

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