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In Puglia e Basilicata

animali alieni

Dall'Australia all'Adriatico
avvistata «cubomedusa»

la cubomedusa

La cubomedusa

04 Febbraio 2017

GIOVINAZZO - Le avevano incrociate in piena estate, ma l’avvistamento di «Cubomeduse» nelle acque del litorale a Sud di Giovinazzo in inverno, con la temperatura del mare che non supera i 10 gradi, sembra avere qualcosa di eccezionale.
A segnalare la presenza delle «Chironex Fleckeri», questo il nome scientifico, è stato il Nucleo Sub Molfetta nel corso di una escursione sottomarina, portata a termine per monitorare le specie bioindicatrici, capaci cioè di rivelare la salubrità dell’elemento acquatico.

A confermare il riconoscimento dell’organismo vivente il biologo Michele De Gioia. La particolarità della «Cubomedusa» è la sua alta tossicità. Una sua puntura, è infatti conosciuta anche come «vespa di mare», potrebbe causare forti dolori che per fortuna, per gli organismi osservati, scomparirebbero con il risciacquo in acqua calda della parte colpita.
La specie, appartenente al genere «Carybdea», è originaria dei mari australiani, dove si contano numerose sottospecie di tutte le dimensioni, una delle quali (comunque assente nei nostri mari) possiede un veleno letale anche per l’uomo, ma sarebbe presente anche a grandi profondità in tutti gli oceani. Predilige, per il suo proliferare, i fondali rocciosi.

La sua comparsa in Adriatico potrebbe essere oggetto di studio. Già la scorsa estate fu avvistata in forma massiccia nell’Adriatico centrosettentrionale, soprattutto al largo di Pescara, in particolare a ridosso delle barriere frangiflutti. Come per altre specie animali e vegetali tropicali tra cui l’«Ospteopsis ovata», più conosciuta come alga tossica, potrebbe essere arrivata trascinata dalle navi di passaggio.
«Gli individui osservati - ha dichiarato il presidente dell’associazione molfettese di sommozzatori Daniele Marzella - erano vivi e molto attivi. La particolarità, oltre al fatto di averli incontrati d’inverno, è quella di averli avvistati quasi a riva. Auspichiamo che tale avvistamento sia del tutto occasionale. Altrimenti, con la stagione estiva, la presenza delle “Carybdea” potrebbe rivelarsi un problema serio», spiega Marzella.
Il ritrovamento delle «Cubomeduse» è stato comunque segnalato ai referenti del programma internazionale «Occhio alla medusa» che si occupa della raccolta di informazioni sulle specie marine, siano esse autoctone sia aliene. [mino ciocia]

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