IL PERSONAGGIO: Paolo Sassanelli. «Da ragazzo andavo a mare al 'bunker' di Torre a mare»

di NICOLA MORISCO

«Amo lo scoglio, non sono un tipo da sabbia». L'attore barese Paolo Sassanelli dichiara subito la sua preferenza e ricorda il suo primo contatto con l'acqua salata. «Da piccolo con la mia famiglia vivevo a Milano e ogni estate tornavamo a Bari in vacanza dai nonni e dagli zii. La meta preferita era la spiaggia libera di San Girolamo. Lì ho imparato a nuotare a sette anni. Ricordo che su quella spiaggia c'era la sabbia e si toccava. Ma andando avanti in un punto particolare si nascondeva un'insidia: un fosso dove l'acqua diventava più profonda. Un giorno sono stato costretto ad attraversarlo e sono andato giù. Poi, muovendo le braccia e le gambe mi sono accorto che galleggiavo. Ho imparato a nuotare da solo».


Da barese, che rapporto ha col mare? «A dir poco malato. E' il luogo dove vado a pescare con gli amici, è il posto dove passo intere giornate cercando di recuperare più ricci e taratuffi possibili per poi gustarli sugli scogli».

Le vacanze dove le trascorre? «La maggior parte del tempo lo passo nelle campagne toscane, oppure in Germania tra Amburgo e Berlino a casa dei genitori di mia moglie. Al mare invece vado a Capalbio o ad Albinia, in provincia di Grosseto». ù

Non sente il richiamo del mare pugliese? «Moltissimo. Avevo pensato di acquistare una piccola casetta, le alternative erano due: o la Toscana o un trullo in Valle d'Itria. Abbiamo optato per la Toscana perché scendere per il fine settimana e viaggiare in auto per sei ore è complicato. Però a Bari ci vengo spesso e in momenti diversi dell'anno, proprio perché voglio assaporare i colori, i sapori e bellezze della Puglia nelle diverse stagioni. Per un barese doc come me è difficile stare lontano per troppo tempo dalla propria città».

Che ricordo ha dell'infanzia passata al mare? «Vivevo a Carrassi e ricordo soprattutto l'autobus dell'Amtab che ci portava a Torre a Mare. Andavamo in un posto che chiamavano "il bunker", una vecchia fortificazione difensiva a ridosso del mare costruita durante la seconda guerra mondiale. Adesso invece mi piace andare a Polignano, con la tappa fissa per il gelato. Mia moglie (l'attrice Marit Nissen) me lo ricorda sempre».

Chi erano i suoi compagni? «Gianluigi Trevisi, Michele Palmisano, Sabino Martiradonna, Luciana Fina, insomma il gruppo storico di Time Zones. Ricordo che andavamo la mattina e tornavamo la sera. Eravamo una specie di integralisti del sole e del mare».

Quale altro posto frequentava da piccolo? «Lido Sant'Anna, sulla litorale per San Giorgio, e ricordo che lì ho imparato come si fa a risolvere il problema di quando le meduse ti pizzicano sulle braccia: una bella pisciatina sulla parte... Lo schifo era allucinante, ma funzionava. L'ho fatto anche con i miei figli».

Se pensa all'immaginario artistico dell'acqua cosa le viene in mente? «Stare sulla barca con la canna da pesca e sfidare ù cape gnore (della famiglia del sarago con la testa nera), un pesce mitico per i pescatori baresi, così come Moby Dick lo era per il Capitano Achab. Se un giorno dovessi andare in scena con il Moby Dick, lo immagino come un enorme cape gnore. Insieme a Dino Abbrescia e altri colleghi e amici c'è sempre l'idea di comprare una barca, ma chissà se lo faremo mai».

Cosa sta preparando in questo periodo? «Per la televisione ci sono una raffica di fiction, ad iniziare da quella di punta di Raiuno Raccontami , interpreti principali Massimo Ghini e Lunetta Savino, mentre io interpreto il ruolo dell'avvocato Terensi. Poi sarò impegnato nella serie poliziesca L'ispettore Coliandro, personaggio nato dalla penna di Carlo Lucarelli, girato a Bologna, dove interpreto un ispettore intellettuale barese. E poi ancora Un medico in famiglia con Lino Banfi a partire da novembre. Ho partecipato anche alla fiction di Alessandro Piva, Le Liceali, per Canale 5. Mentre per quanto riguarda il cinema, ho appena finito di girare in Marocco La casa sulle nuvole, opera prima di Claudio Giovannei, e La strategia degli aspetti, opera seconda di Dodo Fiori. Ho realizzato Falene , con Totò Onnis di- retto dal regista colombiano Andreas Maldonado e montato dal premio Oscar Gabriella Cristiani. Un film girato interamente nel porto di Bari e ispirato dall'omonimo spettacolo teatrale che abbiamo interpretato insieme. Ho poi anche partecipato con una piccola parte al nuovo film di Giuseppe Piccioni, Primo. E poi aspettiamo il prossimo film di Piva».

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