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la polemica

Chiude l'azienda
ma non lo comunica
Equitalia chiede 800mila euro

Equitalia, no cartelle ad agosto in Puglia stop a 16mila atti

di PIERO MIOLLA

POTENZA - Aveva dimenticato di comunicare la cessazione dell’attività e si era visto recapitare da Equitalia cartelle esattoriali per 800mila euro: dopo oltre 10 anni, grazie ad una sentenza favorevole del Tribunale di Potenza, Domenicantonio Verrastro ha visto finire il suo incubo. L’ex imprenditore edile di Potenza, alla fine del 2005 per difficoltà economiche decise di cessare l’attività d’impresa con la contestuale alienazione di tutti i mezzi e le attrezzature di lavoro e il drammatico licenziamento del personale.
Tutto questo, dopo aver onorato i debiti contratti con la sua attività, tanto nei confronti dei privati, quanto del fisco. Espletate le attività necessarie per cessare l’attività, per una dimenticanza (non è chiaro se ascrivibile a lui o al suo commercialista: Verrastro, sul punto, continua a ripetere di essere stato più volte rassicurato), non fu comunicata la cessazione agli organi competenti, a Camera di Commercio, Inail, Inps e Agenzia delle Entrate.

Un errore non da poco per l’ex imprenditore, nel frattempo assunto come dipendente in un’altra azienda: di lì a qualche tempo, infatti, a Verrastro furono notificate cartelle esattoriali per 800mila euro da parte di Equitalia per contributi previdenziali e tasse a partire dal 1° gennaio del 2006.
Stretto nella morsa, Verrastro si rivolse all’avvocato Giuseppe Mecca, di Potenza, per intraprendere una lunghissima battaglia legale con l’obiettivo di ottenere la cancellazione dal Registro delle Imprese con effetto retroattivo al 31 dicembre del 2005. Il 22 aprile del 2014 ottenne dalla Camera di Commercio il titolo formale attestante la cancellazione dell’impresa dal Registro, con effetto retroattivo al 2005. Nonostante la palese ingiustizia e il riconoscimento della Camera di Commercio, gli enti impositori hanno sempre rigettato ogni richiesta di sgravio avanzata in via stragiudiziale, continuando a pretendere il pagamento di somme non dovute, costringendo il malcapitato ad incardinare un processo civile per ottenere giustizia, riconosciuta dalla sentenza 596/16, con la quale il Tribunale di Potenza ha sancito che l’obbligo contributivo viene meno a far data della cessazione dell’attività.

Una storia triste, che grazie alla pronuncia del giudice Rosalba De Bonis, ha riportato, dopo 10 anni, serenità: il giudice, infatti, ha annullato 26 cartelle, con condanna dell’Inps al pagamento delle spese legali. «È stato - commenta l’avv. Mecca - un lavoro duro perché dopo il provvedimento di cancellazione con effetto retroattivo della Camera di Commercio, mi sarei aspettato uno Stato capace di riconoscere l’errore e chiedere scusa al cittadino. Così non è stato e, anzi, per ben 10 anni è stato preteso dal contribuente il pagamento di somme assolutamente non dovute. Verrastro è stato vittima di una macchina che non funziona».

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