FOGGIA - Non ci sono silos abbastanza sufficienti per contenere il grano duro e poterlo selezionare secondo le esigenze richiesta dall’industria molitoria. Italmopa apre un nuovo fronte nella polemica a distanza con i produttori di grano, che accusano mugnai e pastai di fare speculazione sul prezzo. «Lo abbiamo ribadito nel corso di un’audizione in commissione Agricoltura alla Camera - rileva il presidente Ivano Vacondio - per la valorizzazione del comparto frumento non si può prescindere sia da un ampliamento e un ammodernamento delle strutture di stoccaggio, attualmente inadeguate a far fronte alle esigenze della produzione agricola e dell'Industria della trasformazione e sia dalla costituzione di filiere corte».
«Il raccolto 2016 di frumento duro - precisa Vacondio in una nota - è caratterizzato da livelli produttivi particolarmente elevati, ma anche da carenze qualitative riconducibili alle condizioni meteorologiche sfavorevoli verificatesi nel corso del raccolto, in particolare in Puglia, principale zona di produzione nazionale di frumento duro. Le quotazioni della materia prima hanno pertanto registrato, nel corso delle ultime settimane, una significativa flessione che penalizza certamente i produttori agricoli ma anche l'Industria molitoria per via, in particolare, di una svalutazione delle scorte di frumento duro, di una riduzione delle quotazioni delle semole e del rischio di abbandono della coltura del frumento duro con conseguente minaccia per il corretto approvvigionamento dell'Industria della trasformazione».
In risposta alle accuse dei produttori e ai “moti” degli ultimi giorni per denunciare il prezzo del grano duro sceso fino ai 19 euro al quintale rispetto ai 37 di un anno fa (ricordiamo la protesta dei produttori mercoledì scorso in Camera di commercio, la seconda in due settimane), l’associazione che rappresenta il settore molitorio italiano aderisce a Confindustria, «ricorda che la produzione nazionale di frumento duro è strutturalmente deficitaria rispetto al fabbisogno dell’industria», in risposta sempre agli agricoltori che accusano gli industriali di importare ingenti quantitativi di grano dall’estero. «Siamo obbligati a importare significativi quantitativi di frumento duro, essenzialmente dal Canada e dagli Stati Uniti - rileva Italmopa - pur consapevoli di pagare il grano estero molto di più rispetto a quello nazionale. Abbiamo tuttavia confermato la piena disponibilità dell'industria molitoria alla conclusione di contratti di filiera che deve tuttavia essere accompagnata da forti investimenti sulle strutture di stoccaggio e dallo sviluppo di filiere corte. Concetti che Italmopa intende ribadire nel corso del tavolo cerealicolo nazionale del 20 luglio recentemente convocato dal ministero per le Politiche agricole».
















